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	<title>Complottoemezzo &#187; Weekly Column</title>
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	<description>Chi paga per i peccati del Mainstrindie?</description>
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		<title>Tradizione simultanea</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 01:34:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Non mi ricordo nemmeno più chi è stato il primo a dire che il Rock è morto. Certo all&#8217;epoca deve avere fatto un bel colpo, come sempre chi arriva per primo a dire che questo o quello è morto e che quell&#8217;altro non si sente tanto bene.
La storia della morte del Rock, come la storia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non mi ricordo nemmeno più chi è stato il primo a dire che il Rock è morto. Certo all&#8217;epoca deve avere fatto un bel colpo, come sempre chi arriva per primo a dire che questo o quello è morto e che quell&#8217;altro non si sente tanto bene.<br />
La storia della morte del Rock, come la storia della morte di ogni genere musicale, è comunque ormai abbastanza lunga e meriterebbe di essere approfondita. Ciò non significa che il Rock sia davvero morto, tutt&#8217;altro: la morte è un fatto certificabile, evidente, non è che quando un organismo muore ci sia tanto da discutere. Tantomeno da ripeterlo periodicamente.<br />
E allora è vivo? Non è vero nemmeno questo. Un organismo vivo infatti respira, cresce e si invecchia: per quanto malato possa essere dunque, è sempre soggetto ad una evoluzione in qualche modo lineare. E che il Rock si stia in qualche modo evolvendo, o anche involvendo, insomma che stia andando da qualche parte (foss&#8217;anche l&#8217;aldilà sarebbe comunque una destinazione) anche questo sembra proprio di no.<br />
Del resto, chi ha detto che debba essere per forza vivo o morto? Il nostro immaginario è pieno da tempo di forme &#8220;ibride&#8221; sospese appunto tra la vita e la morte: vampiri, zombie, fantasmi. Insomma esiste la condizione dell&#8217;<em>undead</em>, che non è più vivo in senso stretto ma continua a fare sentire la sua presenza nel mondo reale: questa condizione di fantasma è appunto l&#8217;oggetto di studio dell&#8217;hauntologia, ed è a questa che pertiene il Rock attuale come del resto il Pop ed ogni altro genere di musica che abbia concluso il suo percorso. Morire no, nessun genere musicale muore.<br />
Ma viviamo (noi almeno sì, per ora viviamo) in un&#8217;epoca assai speciale, in cui quasi tutti i generi hanno concluso il loro percorso. E convivono, rivivono, forse non vivono davvero però li possiamo sempre sentire, in una contaminazione perenne. Anche le epoche passate convivono tutte nel nostro presente, e rivivono, e forse non non vivono davvero però non sono più neanche morte. Prima che questa formidabile epoca (anzi antiepoca) della simultaneità avesse inizio, anche la vita dei generi musicali era strettamente legata all&#8217;epoca di appartenenza.</p>
<p>Castaldo pensa infatti che il Rock sia morto, perché non ha capito che siamo nell&#8217;epoca (anzi nell&#8217;antiepoca) della simultaneità, dove tutte le epoche convivono e quindi anche tutti i generi musicali convivono. E nessuno è di per sé più vivo di un altro solo perché va in classifica, o diventa un inno di piazza; anzi è strabiliante che ancora ci sia qualcuno che giudica la vitalità di un genere musicale in base a parametri di questo tipo. Ma è già di per sé strabiliante pensare di poter giudicare la &#8220;vitalità&#8221; di un genere, come se ancora fossimo in una di quelle epoche in cui i generi nascevano, crescevano, invecchiavano e morivano. Come le epoche ad essi accompagnate.</p>
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		<title>La decostruzione del Nemico</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Dec 2011 17:41:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bdd</dc:creator>
				<category><![CDATA[Weekly Column]]></category>

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		<description><![CDATA[Se Simon Reynolds ha identificato nella Nostalgia il nodo problematico dell&#8217;arte oggi, questa Nostalgia (che è tanto personale quanto collettiva) pare essere tuttavia più l&#8217;effetto che la causa: se la diagnosi è corretta dunque, il suo oggetto è soltanto un sintomo, e l&#8217;analisi resta in superficie.
La Nostalgia è ovviamente un male, eppure nasce proprio dall&#8217;assenza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se Simon Reynolds ha identificato nella Nostalgia il nodo problematico dell&#8217;arte oggi, questa Nostalgia (che è tanto personale quanto collettiva) pare essere tuttavia più l&#8217;effetto che la causa: se la diagnosi è corretta dunque, il suo oggetto è soltanto un sintomo, e l&#8217;analisi resta in superficie.</p>
<p>La Nostalgia è ovviamente un male, eppure nasce proprio dall&#8217;assenza del Male. Ciò che abbiamo nostalgizzato infatti, e nella fattispecie i decenni a più alto tasso di revival (&#8216;60-&#8217;70-&#8217;80), non sono tali per la rincorsa postuma di un ipotetico Bene che non c&#8217;è mai stato. La Nostalgia in cui agonizza la cultura pop è, al contrario, la nostalgia del Nemico: quel Nemico che in politica, come nell&#8217;arte e nelle nostre coscienze, è stato spazzato via col tempo.</p>
<p>Chi era il Nemico? Non importa. Non importa sapere se era il comunismo, il neoliberismo, se era Berlusconi o Gino Castaldo. Gli storici della nemicologia hanno ampiamente spiegato come ogni fenomeno sociale abbia bisogno di identificare un nemico per rimanere coesa al suo interno: e questo per la verità è vero sempre, è vero per qualsiasi persona, aggregazione, progetto. Senza un Nemico si è orfani, il che non significa certo che si è morti, anzi si può continuare ad operare in positivo ed apparentemente ciò è più logico e più produttivo.</p>
<p>Ma l&#8217;umano non è logico, e nel caso particolare, ha sempre l&#8217;illogico bisogno di identificare un Male da combattere. Non occorre nemmeno ripercorrere tutti i Mali che abbiamo superato e i Nemici che abbiamo decostruito, non perché siano stati sconfitti, ma perché ci siamo convinti che in fondo non erano poi tanto male. L&#8217;ibridazione, il grigio che avanza, la democristianizzazione della musica, il mariomontismo eletto a filosofia di vita già 20 anni prima che arrivasse Mario Monti, insomma la mainstrindiezzazione di ogni aspetto della vita hanno fatto vincere un assurdo buon senso che ha un unico risultato: il Nemico non c&#8217;è più. O se c&#8217;è, bisogna fare finta che non ci sia, sempre parlare d&#8217;altro, e scrivere solo recensioni positive perché il resto non interessa, è uno spreco di tempo.</p>
<p>La Nostalgia che lacera la cultura pop nasce dall&#8217;incapacità di odiare, e dunque di amare: sentimenti consegnati al passato, barbarici e incontrollabili, da sostituire con il pensiero unico del così così. E poi ci credo che Enver si stufa, e smette di scrivere di musica: è ovvio, dopo un po&#8217; ci si stufa a non avere nemici.</p>
<p>Io per esempio odio i fili delle cuffie auricolari. Sembrerà una cosa da poco, però la prospettiva di un mondo in cui finalmente non esisteranno più questi diabolici ordigni che si impigliano dappertutto, ecco, questa Utopia dimostra che le utopie non sono ancora del tutto scomparse. E finché sopravviverà questa Utopia, sopravviverà (per quanto malconcio) il concetto stesso di utopia.</p>
<p>Del resto l&#8217;arte ha sempre paura di vincere, perché se vince ciò significa che il Nemico viene sconfitto, e allora l&#8217;arte stessa non ha più ragione d&#8217;essere e muore. Così è avvenuto, e così continuerà ad essere, finché non troverà un nuovo odio. E un nuovo amore.</p>
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		<title>Tragicommedia all&#8217;italiana</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Nov 2011 09:46:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bdd</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel nostro paese, una burletta non è mai del tutto una burletta. Una festa non è mai del tutto una festa. E un dramma non è mai del tutto un dramma. Ve lo ricordate no, quel signore così ricco e famoso che frequentava i grandi della terra e sembrava onnipotente? Sì, proprio lui, il reazionario [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel nostro paese, una burletta non è mai del tutto una burletta. Una festa non è mai del tutto una festa. E un dramma non è mai del tutto un dramma. Ve lo ricordate no, quel signore così ricco e famoso che frequentava i grandi della terra e sembrava onnipotente? Sì, proprio lui, il reazionario per eccellenza, Gioachino Rossini: beh, se ne è andato. Esattamente 143 anni fa. Si era sempre fatto vanto di essere un comico: chiamava &#8220;burlette&#8221; le sue opere, o &#8220;farse&#8221;, e all&#8217;apparenza lo erano.</p>
<p>Ma nel nostro paese, una burletta non è mai del tutto una burletta. Siamo il paese dove ogni cosa convive con il suo contrario, ed ogni nostro tentativo di smentire questo luogo comune non farà altro che confermarlo: perché scegliendo di stare da una parte contro l&#8217;altra, confermiamo la nostra convivenza (per quanto improbabile, o quasi impossibile) con il nostro opposto. Gli unici modi per smentire la nostra italianità sarebbe di cancellare dalla faccia della terra l&#8217;intera parte opposta &#8211; come qualcuno ha provato a fare &#8211; o viceversa trovare una concordia, una monodirezionalità, una omogeneità a lungo desiderata.</p>
<p>Ma per fortuna non ci appartiene. Siamo come la tanto odiata melodicità che abbiamo ereditato senza volerlo, che si riflette inconsapevolmente nel nostro più banale parlato quotidiano, e che fa ridere e piangere allo stesso tempo. Un lamento buffo, una burletta piena di paura e di incertezza.</p>
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		<title>Finanziamento pubblico</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Apr 2011 19:07:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Cosa c&#8217;è oggi, come direbbe qualcuno, sotto il cielo della politica musicale? La situazione italiana è poco indicativa: qui ci accontentiamo della notte che dovrà pur finire, più in là i nostri musicisti non sembrano avere alcun interesse ad andare: e curiosamente l&#8217;ala che una volta si sarebbe detta &#8220;indie&#8221; è quella che più ostinatamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cosa c&#8217;è oggi, come direbbe qualcuno, sotto il cielo della politica musicale? La situazione italiana è poco indicativa: qui ci accontentiamo della notte che dovrà pur finire, più in là i nostri musicisti non sembrano avere alcun interesse ad andare: e curiosamente l&#8217;ala che una volta si sarebbe detta &#8220;indie&#8221; è quella che più ostinatamente evita qualsiasi riferimento alla realtà italiana, così che i simulacri dell&#8217;impegno dobbiamo cercarli a Sanremo. L&#8217;unico che ha fatto davvero politica è stato Riccardo Muti, cui è bastato far capire che gli stavano girando per convincere Tremonti ad andare a cuccia e scucire la grana.</p>
<p>Ma parliamoci chiaro, le scaramucchie italiche sono abbastanza penose in confronto a ciò che succede a sud di Lampedusa, ed infatti il prossimo numero del Naked Brunch sarà tutto dedicato alla musica delle rivoluzioni in Maghreb e Medio Oriente. Purtroppo però non sono riuscito a parlare <a href="http://www.kickstarter.com/projects/jefstott/cairo-rising-music-project">questo bel progetto di Jef Stott</a>, che almeno sulla carta è una figata: il musicista sanfrancischese si è messo in testa di girare un documentario sonoro/visivo per fissare questo momento storico, e di recarsi al Cairo per catturare i suoni del post-Mubarak. A quanto pare la capitale egiziana sarà comunque più che altro una base operativa, mentre i musicisti coinvolti verranno da tutto l&#8217;arco dei paesi in fermento. Questo è almeno quanto ho capito io, e del resto non si sa nemmeno se la cosa sarà realizzata visto che il budget previsto è di 7500 euro e ne hanno raccolti appena mille. Il metodo Kickstarter è un modo onesto e trasparente per raccogliere la grana, altro che i ministri delle finanze: questo dovrebbe essere anzi l&#8217;unico vero finanziamento pubblico in un paese civile, quello che dipende dai liberi cittadini. Un micro-mecenatismo che ovviamente avrebbe bisogno di varie condizioni per poter funzionare, prima di tutto una società civile con interessi culturali significativi, e magari con un po&#8217; di soldi da spendere. Le contraddizioni del &#8220;finanziamento pubblico&#8221; agli artisti nel momento in cui non c&#8217;è più il minimo criterio ufficiale che possa stabilire la validità dei progetti, porteranno il sistema intero della musica a contorcersi per lungo tempo.</p>
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		<title>Il delitto Saviano</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Mar 2011 06:53:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bdd</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La sentenza era stata pronunciata molto tempo fa, ed era una sentenza di quelle che non lasciano scampo. Una sentenza troppo pesante per le spalle di un ragazzo neanche trentenne, condannato dalla propria stessa inaspettata, improvvisa, clamorosa notorietà: come infatti Saviano stesso ebbe a dire, profeticamente, quella sentenza non sarebbe mai stata pronunciata se Gomorra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La sentenza era stata pronunciata molto tempo fa, ed era una sentenza di quelle che non lasciano scampo. Una sentenza troppo pesante per le spalle di un ragazzo neanche trentenne, condannato dalla propria stessa inaspettata, improvvisa, clamorosa notorietà: come infatti Saviano stesso ebbe a dire, profeticamente, quella sentenza non sarebbe mai stata pronunciata se Gomorra non fosse stato letto da centinaia di migliaia di persone.</p>
<p>Sono state invece quelle persone &#8211; quei lettori appassionati &#8211; a costituire il premio e paradossalmente la condanna a morte per colui che stava diventando la coscienza più critica della nostra generazione. Ma nessuna scorta poteva proteggerlo da ciò che ormai lo attendeva. Tutti lo sapevamo, tutti abbiamo assistito all&#8217;esecuzione di quella condanna, e nessuno ha fatto niente per impedirlo.</p>
<p><em>Un momento, un momento, ma cosa potevamo fare noi? E&#8217; lo Stato che deve proteggere i bersagli della Camorra</em>.</p>
<p>Camorra? E chi ha parlato di Camorra? Io intendevo dire Fabio Fazio. Lui e quelli di Repubblica, che appena visto il successo di Saviano hanno deciso che un intellettuale di quel tipo poteva essere assai pericoloso per tutto il loro sistema culturale. E così lo hanno fatto fuori. Prima attratto con la lusinga, con la genuflessione, con l&#8217;amicizia, con la &#8220;protezione&#8221; parolaia da chi lo attaccava: e poi gli hanno fatto l&#8217;anestesia totale, gli hanno dato l&#8217;abbraccio mortale per trascinarlo via con loro nel piattume, nel pattume, nel playlistismo per cui vale la pena di vivere.</p>
<p>L&#8217;autore di Gomorra è morto, non c&#8217;è più, è stato annientato sotto i nostri occhi, macabramente scuoiato dai suoi killer. Purtroppo non è certo Saviano quello che oggi scrive su Repubblica periodi come:</p>
<blockquote><p><!-- p.p1 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 8.5px Helvetica; color: #241e20} -->L’amore, fare l’amore — ma farlo con la persona che si ama. Lo dicono le donne, però anche moltissimi uomini. Lo dicono di qualcuno che spesso è la moglie, il marito, il compagno o la compagna di una vita. O l’amore di un momento, il sogno d’un amore, il desiderio di amare.</p></blockquote>
<p>L&#8217;orribile verità è che si tratta di Gabriele Muccino, nascosto dentro il pupazzo dello scrittore trucidato.</p>
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		<title>Va pensiero sul missil dorato</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Mar 2011 22:29:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il revival risorgimentale di questi ultimi tempi ha portato con sé una inattesa riscoperta della patriottica potenza dell&#8217;opera lirica. Muti, Napolitano, il tricolore, il Nabucco, i volantini, viva V.E.R.D.I. e tutto il resto: ecco gli animi più passionali che si sono infiammati come i loro trisnonni, anche se in effetti questo simpatico neopatriottismo ha piuttosto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il revival risorgimentale di questi ultimi tempi ha portato con sé una inattesa riscoperta della patriottica potenza dell&#8217;opera lirica. Muti, Napolitano, il tricolore, il Nabucco, i volantini, viva V.E.R.D.I. e tutto il resto: ecco gli animi più passionali che si sono infiammati come i loro trisnonni, anche se in effetti questo simpatico neopatriottismo ha piuttosto i caratteri postmoderni di un paradossale crossover, un ibrido di istituzionalità, guerrafondaismo civile ed anarchia che non può fare male (ma neanche bene) a nessuno.<br />
Ciò spiega anche perché nessuno si scandalizzi se poi il medesimo Nabucco in questione è tutto un &#8220;morte allo straniero&#8221;: l&#8217;opera, si sa, va contestualizzata, ci mancherebbe, mica crederemo davvero che Berlusconi e Napolitano si lascino eccitare troppo e il giorno dopo decidano di bombardare la Libia, no?<br />
Poi se lo straniero se la va a cercare, costringendoci ad intervenire, è un altro discorso e non possiamo mica darne la colpa al Maestro Muti: lui si sarebbe limitato semmai a bombardare pochi obiettivi sensibili (tipo il ministero dell&#8217;Economia). Purtroppo però il mondo è pieno di gente cattiva, così ora siamo in guerra: e la guerra è sempre una cosa sbagliata, anche perché i mezzi militari fanno un frastuono obiettivamente insopportabile e se si va a combattere è più difficile trovare il tempo per scaricare film e dischi.<br />
Speriamo almeno che stavolta, invece di quella robaccia da metallari che è la Cavalcata delle Walkirie, i piloti che decollano dalla portaerei Cavour optino per il Va Pensiero: certo, vedersi piombare un missile in testa può essere comunque spiacevole per il malcapitato tripolitano, ma volete mettere quale passo avanti per la civiltà sarebbe bombardare i selvaggi con la Buona Musica?</p>
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		<title>Musiche socialmente utili</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Mar 2011 01:23:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bdd</dc:creator>
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Il fondatore del quotidiano su cui scrive Leonardo (ma non gliene faremo una colpa, al fondatore) mostra segni di attivismo sempre più sorprendenti. Un mese fa il suo faccione era comparso a sorpresa sul sacro palco ligure che fu di Nilla Pizzi; mentre la vittoria del professore antiberlusconiano aveva fatto gramscianamente proclamare alla sinistra cantautorofila [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.complottoemezzo.com/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/Screen-shot-2011-03-08-at-3.38.25-AM.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-3386" title="Screen shot 2011-03-08 at 3.38.25 AM" src="http://www.complottoemezzo.com/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/Screen-shot-2011-03-08-at-3.38.25-AM-272x300.png" alt="" width="272" height="300" /></a></p>
<p><!-- p.p1 {margin: 0.0px 0.0px 13.0px 0.0px; line-height: 19.0px; font: 13.0px Georgia} -->Il fondatore del <a href="http://leonardo.blogspot.com/2011/03/se-non-ora-dopo.html">quotidiano su cui scrive Leonardo</a> (ma non gliene faremo una colpa, al fondatore) mostra segni di attivismo sempre più sorprendenti. Un mese fa il suo faccione era comparso a sorpresa sul sacro palco ligure che fu di Nilla Pizzi; mentre la vittoria del professore antiberlusconiano aveva fatto gramscianamente proclamare alla sinistra cantautorofila che <a href="http://www.complottoemezzo.com/wordpress/2011/02/27/smells-like-antonio-gramsci/">“Sanremo è la nostra Bengasi”</a>.</p>
<p>Ma oggi a Bengasi c’è ben poco da cantare,  con i mercenari responsabili che procedono a tutta birra verso la riconquista dei territori liberati (Veltroni porta una sfiga colossale anche ai libici evidentemente) e in Italia si tagliano ancora più del previsto i fondi per arte/spettacolo/cultura. <a href="http://benjamindellefolle.blogspot.com/2010/10/leredita-di-aristotele.html">Benjamin Delle Folle si era già pronunciato</a> mesi fa sulla celebre massima di Tremonti &#8211; “La cultura non si mangia” &#8211; che da tempo caratterizza l’azione governativa attuale come la più antigramsciana immaginabile. Ma proprio per questo, Gramsci diventa o torna ad essere il punto di riferimento dei rivoltosi alfabetizzati: che hanno di fatto riformato il P.C.I. appunto, Partito Culturale Italiano, ed oggi affermano orgogliosamente il solido rapporto tra cultura e prassi. Ancora più sorprendente è che riflessioni di impronta gramsciana dilaghino anche oltreoceano: come in questa interessante <a href="http://www.artsjournal.com/sandow/2011/03/art.html">bomba lanciata da Greg Sandow</a>, secondo cui l’arte è nientemeno che una <em>fabbrica delle coscienze</em>. Insomma, come Gramsci, tende a sovrapporre la definizione di ciò che l’arte <em>è</em>, con ciò che l’arte <em>fa</em>. Ma questo assunto sull’arte “pratica” viene sviluppato in modo sorprendente, a partire dall&#8217;affermazione (peraltro difficilmente contestabile, anzi approssimata per difetto) che da almeno vent&#8217;anni non è più solo l&#8217;arte &#8220;alta&#8221; a forgiare le coscienze, ma che anche tutta quella prodotta dalla popular culture può rivendicare questo ruolo. Vero, no? Justin Bieber forgia assai più di quanto faccia un Bach qualsiasi (e modestamente nell&#8217;ultimo numero di Blow Up anch&#8217;io ho scritto i miei pensierini sulla caduta del &#8220;muro di Francoforte&#8221; che in passato separava l&#8217;arte dell&#8217;élite da quella delle masse).</p>
<p>Ma torniamo al ragionamento di Sandow, chiedendoci perché oggi ci sono persone, associazioni, istituzioni che difendono solo determinate forme d&#8217;arte, e solo per quelle rivendicano la sovvenzione statale? Forse perché la musica lirica sia davvero in quanto tale più &#8220;artistica&#8221; del Rock o del Pop? No, dice Sandow: ma perché l&#8217;arte si è ridotta ad una attività di lobby. E così ad esempio la lobby della musica lirica deve difendere lo status della musica lirica e negarlo ad altre forme di musica, perché altrimenti non potrebbe giustificare la propria richiesta di sovvenzioni. Un bagno di sangue, insomma, in cui i settori dell&#8217;arte &#8220;ufficiale&#8221; &#8211; ormai in declino &#8211; cercano di mantenere l&#8217;egemonia culturale solo per giustificare la difesa di interessi gretti, e si adoperano così a distruggere culturalmente tutte le forme concorrenti (non ufficiali).</p>
<p>La morale che ne trae Sandow è in effetti opinabile: visto che l&#8217;arte è e deve essere la fabbrica delle coscienze, saranno solo le musiche capaci di forgiare le coscienze a meritare il finanziamento pubblico. Quindi meno sepolcri imbiancati, che tanto si eseguono sempre le stesse opere da secoli, e più soldi a qualche innovativa rock band. Non siete d’accordo? Neanch’io. Ma bisogna riconoscere che paradossalmente, è questa la conclusione che dovrebbe giungere la premessa gramsciana di cui si diceva all’inizio.</p>
<p>Tutta questa costruzione ideologica, comunque, crolla appena ci si inizia a chiedere quali potrebbero essere dunque i criteri su cui fondare questo giudizio sulle arti e sulle musiche “socialmente utili” &#8211; ovvero in grado di “forgiare le coscienze”. Chi decide quali sono le fortunate vincitrici? Facciamo decidere ai possessori delle coscienze medesime, magari tramite televoto? Ok, però dovremmo saperlo che oggi vince Vecchioni, allora diamo i soldi a Vecchioni, domani vince Emma Marrone, e daremo i soldi a Marrone e nessuno avrà il diritto di lamentarsi. Ma poi, pensandoci bene: perché dare soldi pubblici a chi è in grado da sé di cambiare le coscienze? Semmai bisognerebbe fare il contrario, cioè sostenere ciò che è negletto, dato che chi cambia le coscienze ha già conquistato l&#8217;immaginario collettivo.</p>
<p>Proprio questo è il punto: nella visione dei gramsciani d’oggi, la cultura e l’arte restano terreni da conquistare, e da controllare tutto sommato con una certa brutalità. Le musiche lottano tra loro per l’egemonia, proprio come fanno le classi sociali, e per conto delle classi sociali. E’ tutto il contrario della spinta ad una pluralità democratica, in cui magari si chieda allo Stato di proteggere i &#8220;generi deboli&#8221;; ma una forma di populismo autoritario, che nella proposta di Sandow porterebbe addirittura un doppio premio per i vincitori pigliatutto (assommando il consenso popolare all’ufficialità statale).</p>
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		<title>Smells Like Antonio Gramsci</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Feb 2011 14:00:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Voci al momento non confermate riportano che Sanremo sia caduta nelle mani dei ribelli. Così, senza preavviso. Dapprima è stato il fantasma di Antonio Gramsci a materializzarsi sul palco del teatro Ariston, in forma di faccione su megaschermo, al termine della lettura di un suo spettacolare articolone sugli (contro gli) &#8220;indifferenti&#8221;. E&#8217; stato il momento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Voci al momento non confermate riportano che Sanremo sia caduta nelle mani dei ribelli. Così, senza preavviso. Dapprima è stato il fantasma di Antonio Gramsci a <a href="http://www.ilpost.it/2011/02/18/il-gramsci-di-luca-e-paolo/">materializzarsi sul palco del teatro Ariston</a>, in forma di faccione su megaschermo, al termine della lettura di un suo spettacolare articolone sugli (contro gli) &#8220;indifferenti&#8221;. E&#8217; stato il momento più <em>whatthefuck</em> di tutti, anche se oscurato dal patriottardo Roberto Benigni e dalla successiva vittoria dell&#8217;altro Roberto Vecchioni nella gara canora.</p>
<p>Ma è nella fase successiva, quella del dibattito, che Gramsci ha preso il sopravvento &#8211; quasi mai evocato esplicitamente, l&#8217;ex segretario PCI, ma lì dietro le quinte a suggerire la sua regola fondamentale: quella secondo cui i fenomeni di massa sono sintomo dei movimenti profondi della società.</p>
<p>Gramscianissimo l&#8217;articolo di Barbara Spinelli, in prima pagina su Repubblica del 23 febbraio. Secondo lei, il trionfo vecchioniano &#8220;consente di vedere con una certa chiarezza lo stato d&#8217;animo di tanti italiani: qualcosa che rivela una stanchezza diffusa nei confronti del regime&#8221;. L&#8217;esito infatti è stato determinato dal voto degli italiani, che per quanto eticamente macchiato dal prefisso &#8220;tele-&#8221;, sempre voto resta. Tutto ciò dimostrerebbe insomma il nuovo che avanza, in marcia verso la fine del berlusconismo.</p>
<p>Altri commenti entusiasti, come quelli di Gino Castaldo e Gad Lerner, hanno individuato nella Buona Musica il segno del riscatto italiano. La dimensione cultural-musicale sarebbe dunque più forte del potere economico, e più forte anche dell&#8217;ENI gheddafiano che sponsorizzava lo stesso festival sanremese.</p>
<p>Tuttavia, la sinistra paninara si mostra scettica rispetto al revival gramsciano. Antonio Polito (sul Corriere della Sera di ieri) tiene a separare il &#8220;tele-&#8221; dal &#8220;-voto&#8221;: &#8220;chi ha votato Berlusconi sul telefonino può tranquillamente rivotare Berlusconi nell&#8217;urna&#8221;. Mentre Luca Sofri è addirittura scatenato nel <a href="http://www.wittgenstein.it/2011/02/22/dal-palasharp-allariston/">separare Vecchioni dalla Buona Musica</a>: &#8220;io penso che la canzone di Vecchioni fosse molto brutta: imbarazzantemente didascalica nel testo, trombona, banale di una banalità pigra e povera, esempio tra i peggiori di un repertorio infantile noi-puri-contro-i-potenti-cattivi, imbarazzantemente paternalistica e demagogica, buona per pensare che il mondo fa schifo per colpa di certi cattivi e autoconsolarsi, utile a ricordare a una vecchia generazione i suoi vecchi tempi e a rifilare a una nuova generazione qualche slogan di quelli facili che da giovani piacciono tanto&#8221;.</p>
<p>Precisazione in effetti doverosa, e per molti versi persino ovvia, a meno che non vogliamo attribuire a Gramsci stesso quella mancanza di gusto musicale tipica evidentemente di parecchi suoi eredi odierni.</p>
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		<title>Adorno dove sei?</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Feb 2011 09:17:01 +0000</pubDate>
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Sanremo, 1939. Il nazismo dilaga in tutta Europa, e gli ebrei sono in fuga. Fra di essi, Walter Benjamin e Theodor W. Adorno. Quest&#8217;ultimo ha passato lunghi periodi qui in riviera, un po&#8217; perché gli piace la località, un po&#8217; perché ci sta la sua donna che gestisce una pensione qui. Anche Walter Benjamin viene [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.complottoemezzo.com/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/Screen-shot-2011-02-20-at-10.18.58-AM.png"><img class="alignnone size-full wp-image-3320" title="Screen shot 2011-02-20 at 10.18.58 AM" src="http://www.complottoemezzo.com/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/Screen-shot-2011-02-20-at-10.18.58-AM.png" alt="" width="160" height="122" /></a></p>
<p>Sanremo, 1939. Il nazismo dilaga in tutta Europa, e gli ebrei sono in fuga. Fra di essi, Walter Benjamin e Theodor W. Adorno. Quest&#8217;ultimo ha passato lunghi periodi qui in riviera, un po&#8217; perché gli piace la località, un po&#8217; perché ci sta la sua donna che gestisce una pensione qui. Anche Walter Benjamin viene spesso a Sanremo, un po&#8217; perché gli piace la località, un po&#8217; perché c&#8217;è il suo socio-amico Adorno, un po&#8217; perché c&#8217;è la donna di Adorno che piace anche a lui.</p>
<p>Entrambi sono in fuga, appunto. Adorno sta per partire per la California, che all&#8217;epoca <a href="http://www.frieze.com/issue/article/music4/">non è ancora la patria dell&#8217;Hypnagogic Pop</a> ma gli darà comunque occasione di riflettere sulla civiltà di massa (facendo la figura del vecchio bacucco antimoderno incapace di capire il nuovo mondo). Benjamin avrà la brillante idea di riparare in Spagna, dove farà la fine raccontata <a href="http://einbahnstrasse.blogsport.de/2008/12/18/who-killed-walter-benjamin/">da questo documentario</a>. Nessuno dei due rivedrà più la riviera ligure.</p>
<p>Questa almeno la verità ufficiale. La verità di Complottoemezzo è che, come Elvis e Michael Jackson, i nostri due eroi non lasciarono mai Sanremo. Mandarono due loro sosia in giro per il mondo &#8211; ciò spiegherebbe tra l&#8217;altro le sciocchezze scritte da Adorno in quella fase &#8211; e restarono tranquilli nella loro pensione a spassarsela, godendosi ogni annata del festival e commentandolo tra loro. Ancora oggi non se ne perdono un secondo, e anche ieri sera erano lì, mimetizzati tra i livebloggers, a commentare il trionfo di Vecchioni che annuncia la fine del regime.</p>
<p>&#8220;Ma lo sai che in fondo non è male?&#8221;. &#8220;Ma infatti, questa lunga notte dovrà pur finire, è chiaro che si riferisce a questa civiltà massificatrice della riproducibilità tecnica&#8221;. &#8220;Sì, era ora che qualcuno dicesse le cose come stanno&#8221;. &#8220;Sempre meglio di quelle robacce che si sentono nella televisione omologatrice&#8221;. &#8220;E&#8217; il nostro riscatto, dopo tanti anni&#8221;. &#8220;Secondo me adesso le cose cambieranno&#8221;. &#8220;Ah, se cambieranno&#8221;&#8230;</p>
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		<title>La fine del mondo</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Jan 2011 18:22:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Del loro mondo. È arrivata. Quella degli artisti Mainstrindie che si sono imposti grazie al duro (?) lavoro (??) di scrivere capolavori come &#8220;Charlie fa surf&#8221; e &#8220;Ho ucciso paranoia&#8221;. Addio ai geni che diedero lustro al secolo ventesimo.
Tanto misero e penoso è vederli oggi dibattersi nell&#8217;angoscia e dire ai quattro venti che no, loro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Del loro mondo. È arrivata. Quella degli artisti Mainstrindie che si sono imposti grazie al duro (?) lavoro (??) di scrivere capolavori come &#8220;Charlie fa surf&#8221; e &#8220;Ho ucciso paranoia&#8221;. Addio ai geni che diedero lustro al secolo ventesimo.<br />
Tanto misero e penoso è vederli oggi dibattersi nell&#8217;angoscia e dire ai quattro venti che no, loro non ci stanno a finire macellati dall&#8217;epoca di Rapidshare e Mediafire: come faranno ad emergere i nuovi indietalenti, se nessuno compra più i loro dischi?<br />
Ineccepibili ed acuti (nel senso acustico del termine) gridi di dolore invero, se non fosse per quel fetore catacombale che si portan dietro, e che ricorda tanto, ma tanto, le stesse cose che dolorosamente gridavano i sacerdoti della musica &#8220;colta&#8221; esattamente 100 anni fa: poveri noi, arriva il fonografo e pure la radio, come sopravviverà la musica nella nuova barbarie che tutto massifica e commercializza?<br />
Stranamente il mondo continuò a girare senza curarsi dei loro affanni, ed il loro mondo preindustriale fu spazzato via mentre nasceva quello che tra tante cose buone ha dato la possibilità &#8211; nella sua fase declinante &#8211; anche ai Charlie di turno per surfare e spassarsela finché durò la pacchia. Beati voi che non sapete nulla, e che assistete a questa apocalisse nel segno dei santi Bianconi e Cristiano martiri come fosse la prima ed unica. Godetevi lo spettacolo.</p>
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