Non mi ricordo nemmeno più chi è stato il primo a dire che il Rock è morto. Certo all’epoca deve avere fatto un bel colpo, come sempre chi arriva per primo a dire che questo o quello è morto e che quell’altro non si sente tanto bene. La storia della morte del Rock, come la storia della morte di ogni genere musicale, è comunque ormai abbastanza lunga e meriterebbe di essere approfondita. Ciò non significa che il Rock sia davvero morto, tutt’altro: la morte è un fatto certificabile, evidente, non è che quando un organismo muore ci sia tanto da discutere. Tantomeno da ripeterlo periodicamente. E allora è vivo? Non è…
Se Simon Reynolds ha identificato nella Nostalgia il nodo problematico dell’arte oggi, questa Nostalgia (che è tanto personale quanto collettiva) pare essere tuttavia più l’effetto che la causa: se la diagnosi è corretta dunque, il suo oggetto è soltanto un sintomo, e l’analisi resta in superficie.
La Nostalgia è ovviamente un male, eppure nasce proprio dall’assenza del Male. Ciò che abbiamo nostalgizzato infatti, e nella fattispecie i decenni a più alto tasso di revival (‘60-’70-’80), non sono tali per la rincorsa postuma di un ipotetico Bene che non c’è mai stato. La Nostalgia in cui agonizza la cultura pop è, al contrario, la nostalgia del Nemico: quel Nemico che in…
Nel nostro paese, una burletta non è mai del tutto una burletta. Una festa non è mai del tutto una festa. E un dramma non è mai del tutto un dramma. Ve lo ricordate no, quel signore così ricco e famoso che frequentava i grandi della terra e sembrava onnipotente? Sì, proprio lui, il reazionario per eccellenza, Gioachino Rossini: beh, se ne è andato. Esattamente 143 anni fa. Si era sempre fatto vanto di essere un comico: chiamava “burlette” le sue opere, o “farse”, e all’apparenza lo erano.
Ma nel nostro paese, una burletta non è mai del tutto una burletta. Siamo il paese dove ogni cosa convive con il suo…
Cosa c’è oggi, come direbbe qualcuno, sotto il cielo della politica musicale? La situazione italiana è poco indicativa: qui ci accontentiamo della notte che dovrà pur finire, più in là i nostri musicisti non sembrano avere alcun interesse ad andare: e curiosamente l’ala che una volta si sarebbe detta “indie” è quella che più ostinatamente evita qualsiasi riferimento alla realtà italiana, così che i simulacri dell’impegno dobbiamo cercarli a Sanremo. L’unico che ha fatto davvero politica è stato Riccardo Muti, cui è bastato far capire che gli stavano girando per convincere Tremonti ad andare a cuccia e scucire la grana.
Ma parliamoci chiaro, le scaramucchie italiche sono abbastanza penose in…
La sentenza era stata pronunciata molto tempo fa, ed era una sentenza di quelle che non lasciano scampo. Una sentenza troppo pesante per le spalle di un ragazzo neanche trentenne, condannato dalla propria stessa inaspettata, improvvisa, clamorosa notorietà: come infatti Saviano stesso ebbe a dire, profeticamente, quella sentenza non sarebbe mai stata pronunciata se Gomorra non fosse stato letto da centinaia di migliaia di persone.
Sono state invece quelle persone – quei lettori appassionati – a costituire il premio e paradossalmente la condanna a morte per colui che stava diventando la coscienza più critica della nostra generazione. Ma nessuna scorta poteva proteggerlo da ciò che ormai lo attendeva. Tutti lo…
Il revival risorgimentale di questi ultimi tempi ha portato con sé una inattesa riscoperta della patriottica potenza dell’opera lirica. Muti, Napolitano, il tricolore, il Nabucco, i volantini, viva V.E.R.D.I. e tutto il resto: ecco gli animi più passionali che si sono infiammati come i loro trisnonni, anche se in effetti questo simpatico neopatriottismo ha piuttosto i caratteri postmoderni di un paradossale crossover, un ibrido di istituzionalità, guerrafondaismo civile ed anarchia che non può fare male (ma neanche bene) a nessuno. Ciò spiega anche perché nessuno si scandalizzi se poi il medesimo Nabucco in questione è tutto un “morte allo straniero”: l’opera, si sa, va contestualizzata, ci mancherebbe, mica crederemo davvero…
Il fondatore del quotidiano su cui scrive Leonardo (ma non gliene faremo una colpa, al fondatore) mostra segni di attivismo sempre più sorprendenti. Un mese fa il suo faccione era comparso a sorpresa sul sacro palco ligure che fu di Nilla Pizzi; mentre la vittoria del professore antiberlusconiano aveva fatto gramscianamente proclamare alla sinistra cantautorofila che “Sanremo è la nostra Bengasi”.
Ma oggi a Bengasi c’è ben poco da cantare, con i mercenari responsabili che procedono a tutta birra verso la…
Voci al momento non confermate riportano che Sanremo sia caduta nelle mani dei ribelli. Così, senza preavviso. Dapprima è stato il fantasma di Antonio Gramsci a materializzarsi sul palco del teatro Ariston, in forma di faccione su megaschermo, al termine della lettura di un suo spettacolare articolone sugli (contro gli) “indifferenti”. E’ stato il momento più whatthefuck di tutti, anche se oscurato dal patriottardo Roberto Benigni e dalla successiva vittoria dell’altro Roberto Vecchioni nella gara canora.
Ma è nella fase successiva, quella del dibattito, che Gramsci ha preso il sopravvento – quasi mai evocato esplicitamente, l’ex segretario PCI, ma lì dietro le quinte a suggerire la sua regola fondamentale:…
Sanremo, 1939. Il nazismo dilaga in tutta Europa, e gli ebrei sono in fuga. Fra di essi, Walter Benjamin e Theodor W. Adorno. Quest’ultimo ha passato lunghi periodi qui in riviera, un po’ perché gli piace la località, un po’ perché ci sta la sua donna che gestisce una pensione qui. Anche Walter Benjamin viene spesso a Sanremo, un po’ perché gli piace la località, un po’ perché c’è il suo socio-amico Adorno, un po’ perché c’è la donna di Adorno che piace anche a lui.
Entrambi sono in fuga, appunto. Adorno sta per partire…
Del loro mondo. È arrivata. Quella degli artisti Mainstrindie che si sono imposti grazie al duro (?) lavoro (??) di scrivere capolavori come “Charlie fa surf” e “Ho ucciso paranoia”. Addio ai geni che diedero lustro al secolo ventesimo. Tanto misero e penoso è vederli oggi dibattersi nell’angoscia e dire ai quattro venti che no, loro non ci stanno a finire macellati dall’epoca di Rapidshare e Mediafire: come faranno ad emergere i nuovi indietalenti, se nessuno compra più i loro dischi? Ineccepibili ed acuti (nel senso acustico del termine) gridi di dolore invero, se non fosse per quel fetore catacombale che si portan dietro, e che ricorda tanto, ma tanto, le…
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