di Riccardo Chiaberge
Gli antipatizzanti di Umberto Eco, che non hanno digerito le lenzuolate di encomi in mondovisione per il suo Cimitero di Praga (unica voce fuori dal coro, l’Osservatore Romano) e si rodono a vederlo svettare nella lista dei best-seller, possono trovare conforto nelle recensioni dei lettori su Internetbookshop (www.ibs.it). “Finalmente ho finito di leggerlo – si sfoga per esempio Giorgio G. – è una sensazione di sollievo. Dopo una prima parte abbastanza accettabile, almeno per quanto riguarda la spedizione dei Mille, il lunghissimo periodo parigino ha destato in me un moto di repulsione. È mai possibile che uno scrittore colto e preparato…
di Giovanni Papini
Diffidiamo de’ casamenti di grande superficie, dove molti uomini si rinchiudono o vengono rinchiusi. Prigioni, Chiese, Ospedali, Parlamenti, Caserme, Manicomi, Scuole, Ministeri, Conventi. Codeste pubbliche architetture son di malaugurio: segni irrecusabili di malattie generali. Difesa contro il delitto – contro la morte – contro lo straniero – contro il disordine – contro la solitudine – contro tutto ciò che impaurisce l’uomo abbandonato a sé stesso: il vigliacco eterno che fabbrica leggi e società come bastioni e trincee alla sua tremebondaggine. Vi sono sinistri magazzini di uomini cattivi – in città e in campagna e sulle rive del mare – davanti a’ quali non si passa…
di Albert Camus
Marzo 1944
Non si mente mai invano. La menzogna più impudente, purché venga ripetuta abbastanza spesso e abbastanza a lungo, lascia sempre una traccia. Si tratta di un principio acquisito della propaganda tedesca, la quale ci fornisce oggi, ancora una volta, un esempio del modo in cui lo sa applicare. Ispirata dai servizi di Goebbels, enfatizzata dalla stampa collaborazionista, si è appena aperta una formidabile campagna che, mascherata da lotta contro i patrioti delle formazioni partigiane e della Resistenza, punta a dividere una volta di…
di Slavoj Žižek
L’espulsione dalla Francia dei rom (“zingari”) senza diritto di cittadinanza, rispediti in Romania, ha suscitato vivaci proteste da parte dei mezzi d’informazione liberali e di esponenti politici di primo piano in tutta Europa, e non solo di sinistra….
Di Goffredo Fofi
Il primo Dams, la cui sigla sta per Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo, nacque quarant’anni fa quasi esatti a Bologna nel 1970, all’inizio di un decennio molto tormentato. Subito dopo il ’68 e prima del ’77. Fu uno dei frutti del ’68, uno dei tentativi – riuscito – di far riamare dai giovani dei luoghi generalmente mortiferi come le università, grazie a iniezioni (un tantino drogate) di rapporti col presente più attraente. Il Dams voleva essere la risposta a diffuse esigenze e inquietudini giovanili e l’ideazione di nuovi campi degli studi universitari più moderni dei soliti e antichi. Tra i teorizzatori più convinti c’erano l’urbanista Maldonado e il critico e studioso e più tardi…
Di Pier Paolo Pasolini
Perché prendo come esempio del «discorso» non verbale — e proprio per questo fornito di una forza di persuasione che nessuna verbalità possiede – la città di Bologna? Semplicemente perché Bologna non è una città «tipica» dell’Italia. Essa è un caso unico. Ma nel tempo stesso essa si presenta anche come uno «specimen» molto avanzato per una eventuale e improbabile città italiana futura. La sua anomalia è dovuta al fatto che essa si è «sviluppata» in questi ultimi anni secondo le norme ormai sacramentali dello sviluppo consumistico: ma, insieme, essa è una città comunista.
Dunque gli amministratori comunisti hanno dovuto affrontare i problemi che imponeva loro lo sviluppo capitalistico della…
Riadattare lo schema di Eco ai tempi della crisi
Di Andrea Minuz
Tanti anni fa Raymond Williams diceva che la parola culture la coppa per il termine più sfuggente-a-ogni-definizione, tra quelli dell’Oxford English Dictionary. Da qualche settimana in Italia ci si è decisi a far luce su questa faccenda, provando almeno a capire che cos’è oggi e quali spazi ci sono qui per fare cultura (una delle probabili formazioni politiche che troveremo alle elezioni). La storia è ormai nota. Il dibattito è innescato da Christian Raimo sul domenicale del Sole24Ore: «Viviamo in un deserto di cultura!». La cosa fa il giro dei giornali con conseguente schieramento di apocalittici…
Matt Wuethrich (The Wire #314, April 2010, p.30)
Who is Eleh? It’s a simple enough question, but an email to the object of it elicits the following reply: “At this time I would prefer to let the records speak for themselves”. The statement is characteristic of how Eleh has chosen to present its sound art to the world: stark, humble, a direct challenge to how listeners and critics discuss music – and more than a little disingenuous.
di Federico Rampini (Repubblica, 16/3/2010, p.63)
Se l’America è in declino, le ultime ad accorgersene saranno le sue istituzioni culturali? Come Vienna e Berlino negli anni Trenta, come Parigi e Londra negli anni Cinquanta e Sessanta, le capitali degli imperi decaduti possono continuare a risplendere a lungo quali centri di produzione artistica. Così oggi è New York: quasi indifferente alle traversie della politica o dell’economia americana, conosce un momento magico di creatività e innovazione.
di Marcello Ravveduto (da “Napoli… Serenata Calibro 9″, Liguori Editore, 2007, p.7-11)
La canzone napoletana sin dalle origini ha avuto due percorsi paralleli: l’uno popolare legato alla vita quotidiana della gente che vive nei vicoli e nei bassi, l’altro colto, influenzato dalla musica da camera e dal melodramma, ad uso e consumo delle classi elevate. Alla metà dell’Ottocento, grazie all’opera dei “padri fondatori” della canzone classica napoletana, i due percorsi vengono unificati. I due modelli si fondono creando un prodotto culturale la cui fruizione è accessibile a tutti. Il punto di forza della canzone classica napoletana è, dunque, l’interclassismo. Aristocratici e plebei, borghesi e proletari si uniscono e si dividono…
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