March 23rd, 2010

The Purity Of Tone

Matt Wuethrich (The Wire #314, April 2010, p.30)

Who is Eleh? It’s a simple enough question, but an email to the object of it elicits the following reply: “At this time I would prefer to let the records speak for themselves”. The statement is characteristic of how Eleh has chosen to present its sound art to the world: stark, humble, a direct challenge to how listeners and critics discuss music – and more than a little disingenuous.

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March 21st, 2010

Il declino dell’America

di Federico Rampini (Repubblica, 16/3/2010, p.63)

Se l’America è in declino, le ultime ad accorgersene saranno le sue istituzioni culturali? Come Vienna e Berlino negli anni Trenta, come Parigi e Londra negli anni Cinquanta e Sessanta, le capitali degli imperi decaduti possono continuare a risplendere a lungo quali centri di produzione artistica. Così oggi è New York: quasi indifferente alle traversie della politica o dell’economia americana, conosce un momento magico di creatività e innovazione.

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March 19th, 2010

Musica e Camorra / 2

di Marcello Ravveduto (da “Napoli… Serenata Calibro 9″, Liguori Editore, 2007, p.7-11)

La canzone napoletana sin dalle origini ha avuto due percorsi paralleli: l’uno popolare legato alla vita quotidiana della gente che vive nei vicoli e nei bassi, l’altro colto, influenzato dalla musica da camera e dal melodramma, ad uso e consumo delle classi elevate. Alla metà dell’Ottocento, grazie all’opera dei “padri fondatori” della canzone classica napoletana, i due percorsi vengono unificati. I due modelli si fondono creando un prodotto culturale la cui fruizione è accessibile a tutti. Il punto di forza della canzone classica napoletana è, dunque, l’interclassismo. Aristocratici e plebei, borghesi e proletari si uniscono e si dividono trasversalmente per sostenere una canzone o un cantante. Tra il 1880 e il 1945, Napoli fu sconvolta da un sisma musicale. Si creano condizioni favorevoli ed irripetibili: si forma un gruppo di autori e musicisti che diffondono la canzone napoletana in tutto il mondo.

[...] La poesia musicale della canzone classica napoletana è il frutto della riflessione letteraria dei salotti borghesi della Napoli fin de siècle. Il racconto romanzato della nascita di Te voglio bene assaie, con quel diffondersi di note raccolte e cantate dal popolo in una notte di luna, rappresenta un passaggio di testimone: prima era la borghesia che ascoltava nelle piazze e nei vicoli le canzoni che rispondevano ad un istintivo e diffuso bisogno di lamento popolare, ora è il popolo che attende la manifestazione di Piedigrotta per leggere e ripetere i testi delle canzoni scritte dagli autori borghesi. La canzone classica è il raggiungimento di una nuova visibilità civile della borghesia napoletana. I versi e la musica hanno un nome ed un cognome. Esprimono la cultura della società civile che conquista potere contrattuale nei confronti del dominio politico [...].

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March 17th, 2010

Musica e camorra / 1

di Giuliano Amato (Prefazione a “Napoli… Serenata Calibro 9″ di Marcello Ravveduto, Liguori Editore, 2007)

A metà dicembre del 2006 una mia osservazione sui neomelodici, durante la presentazione del libro Le strade della violenza, scritto da Isaia Sales in collaborazione con Marcello Ravveduto, ha scatenato una polemica tra cantanti ed autori. Riprendendo alcuni passaggi dell’opera, ho notato come alcune canzoni fossero espressioni della pervasività della mentalità camorrista. Una vera e propria cultura popolare che tende ad innalzare il camorrista alla figura dell’eroe guerriero, il carcerato a vittima sacrificale della società e il pentito a traditore di un apparato economico e sociale definito ‘O Sistema [...].

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March 15th, 2010

Il grande saccheggio

di Antonio Gaudino (Il Fatto, 12/3/2010, p.15)

Quarant’anni fa moriva il più grande chitarrista rock di tutti i tempi, Jimi Hendrix. Quarant’anni fa Jamie, la sorella adottiva, era una bambina forse del tutto ignara della genialità di quel fratello che cambiò per sempre la storia della musica e della chitarra. Oggi la stessa Jamie invece è a conoscenza così bene della fortuna che gestisce, da raschiare insistentemente quel barile dove è rimasto ancora un po’ di talento del meticcio di Seattle.

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