I Bombadil fanno canzoni d’amore. Ma dell’amore scartano proprio l’inizio e la fine, i due momenti che – nel loro romantico estremismo – attirano da sempre l’attenzione di e musicisti più o meno maudit. Piuttosto, questo trio del North Carolina – nel secondo album “Tarpits And Canyonlands” (download qui) – dedica 15 brani di pucci folk a tutto quello che c’è in mezzo. La scintilla iniziale ci fu in chissà quale passato remoto, e non li riguarda più. Come non li riguarda il suo disfacimento. In “Tarpits And Canyonlands”, l’amore è un’eternità mantenuta a qualsiasi prezzo: per questo le canzoni sono solo apparentemente tranquille, e tanto immancabilmente graziose…
Le associazioni per la difesa della chitarra acustica sono già sul piede di guerra: nella cassetta omonima degli Hole Class (scaricabile qui), lo strumento viene infatti percosso senza pietà. Del resto questo duo, formato da Rob (degli Eat Skull) e Beth (dei Times New Viking), si inserisce nel filone weird country dove è prassi comune maltrattare le corde – comprese quelle vocali dei due componenti, che si avvicendano al microfono. E non sembrano farlo così alla leggera, ma proprio per odio viscerale. Gli Hole Class, a sentire i loro testi gotico-nichilisti, sembrano infatti avercela su un po’ con tutti: con le corde, con la vita e con loro…
Dei Local Natives si parla dappertutto, tranne che al Tg1 e qui. Recentemente ha fatto scalpore la decisione di NME che li ha inseriti – assieme ad un’altra neopiduista – nel loro ormai imminente Radar Tour; mentre già a giugno erano stati battezzati dal Guardian (che li ha definiti “A Fleet Of Arcade Vampires On Fire”). E poi, oh, ne ha parlato pure MyOldKentucky. Tanto hype prima di un esordio sulla lunga distanza è tipico di due categorie: i raccomandati e i campioni. Per stabilire a quale appartengano questi cinque ragazzi di Los Angeles, ascoltiamo dunque il loro ep “Daytrotter” (scaricabarile qui): e subito,…
No, non è figlio di quel simpatico vegliardo che fa tour mondiali per pagarsi le rette del monastero. Tim Cohen è di San Francisco e di mestiere fa il cantante dei vacui Fresh & Onlys, ma non è in quella veste che ci interessa bensì per la sua attività solista: da poco è uscito infatti il suo album di debutto, sobriamente titolato “The Two Sides Of Tim Cohen” (download qui). Anche lui è molto mistico, come il simpatico vegliardo, ma alle ballate catacombali preferisce il lo-fi pop che va di moda oggi. Ovviamente poi ci sono molti modi per fare il lo-fi pop che va di moda oggi:…
Come direbbero i qualunquisti, la buona musica è uno dei grandi piaceri della vita. Ci piace ascoltarla di mattina appena svegliati, o come sottofondo al lavoro mentre scorriamo la bacheca di facebook, ed è anche indispensabile per creare la giusta atmosfera ad ogni festino che si rispetti. Già, ma come trovarla? In molti, per mancanza di tempo o di voglia, puntano le solite galline vecchie: U2, Eagles, Nomadi, Radiohead. Ma mentre anche questi ultimi tramontano senza gloria in un brodo di singoli orribili, appare sempre più chiara l’esigenza di un ricambio generazionale; e per questo c’è chi si affida alle omelie di Pitchfork, con la stessa fede che…
Chissà perché, fra tutte queste chiacchiere da salotto sulla morte della X (dove X sta a seconda del momento per “critica musicale”, “stampa musicale”, “industria musicale”, “musica classica”, “musica rock”, “musica”) viene solitamente trascurata la morte degli studi di registrazione musicali: eppure quest’anno sembra che non si trovi più un solo artista disposto ad usarli. “Ma certo signora mia, non ce n’è più bisogno: ora si possono fare le stesse cose in camera da letto”. Eh no bello, non proprio. Ve lo vedete per esempio Apicella che registra un disco nella camera da letto? E la escort poi dove va? No, la situazione è un’altra. In realtà il prepotente ritorno…
Negli anni Novanta era molto fico leggere Siddharta, vedere film su Buddha e convincersi di essere buddhisti. Il frullato esotico funzionava anche in musica, dove bastava aggiungere un loop vagamente indiano alle peggio tamarrate techno per trasformarle in sciccheria da intellettuali. E come sempre in questi casi, una volta finita la buddhamania si è rapidamente passati all’eccesso opposto: il ghetto sonoro della “chill out” è diventato da allora uno dei modi più facili per stanare il cafone di turno che cerca di darsi un tono, magari comprandosi l’ennesima compilation mixata da Dj Ravin. I Falcao meravigliao però non sono Dj Ravin, non sono neanche suoi lontani parenti e probabilmente (buon…
Delle imprese di Jason Webley avrete senz’altro sentito parlare, se seguite il twitter di Amanda Fucking Palmer, ma non se leggete la pravda indie. Con la Palmer, Jason Webley ha fra l’altro dato vita ad un progetto dal nome Evelyn and Evelyn; qui comunque ci soffermeremo sulla sua ultima avventura (che a dire il vero sarebbe un 7″ + bonus disc, ma si può benissimo ascoltare come un unico album scaricandolo qui) dal titolo “Days With You”, in collaborazione con il musicista-giocattolaio Sxip Shirey. Quest’ultimo è una sorta di fenomeno circense, mago della chitarra gitana e degli strumenti più improbabili: non chiedetemi di riconoscerli,…
“Che stanno a grattuggià‘l formaggio?” – chiede ironicamente la donna della domenica ascoltando “Diving Knife”, la traccia che apre il disco (“In The Dream Of The Sea Life”, scaricabile qui, comprabile qua). In effetti, la parte iniziale di questo pezzo sembrerebbe abbastanza antimusicale: parte con un mormorio sintetico indefinito, e quasi impercettibile; quindi a 1’05” compare a tradimento una scudisciata horror, che allude evidentemente al “coltello” del titolo. Da qui in poi è proprio questa scudisciata a battere il tempo, come fosse una rullata di batteria, mentre la chitarra accenna a un semplice giro di quattro accordi ascendenti: e in questo modo, dalla grattugiata del formaggio si…
Toh, ecco un altro scozzese che fa canzoni malincofolk per voce e chitarra acustica: ma queste sono tutte molto brevi. Non proprio 12 secondi magari, ma più o meno tra il minuto e mezzo e i due minuti e mezzo: e quando proprio vuole essere prolisso, 2’54”. Ma la peculiarità di Yusuf Azak è la sorprendente ampiezza sonora che riesce ad ottenere – a forza di notevoli sovraincisioni, presumo – da una strumentazione così elementare. In particolare sono quasi senza interruzione i sospirosi vocalizzi che armonizzano il canto; rafforzando così l’aspetto fiabesco, mistico e sognante delle melodie. La chitarra poi viene invece infiocchettata di arpeggi ed arabeschi, aggiungendo…
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