Gli Irreprimibili sono un’orchestra pop di 10 elementi, guidata da un cantante che fa un uso di falsetto e vibrato largamente superiore alla media: motivo per il quale lo si paragona ad Antony & the Johnsons, nonché a Jeff Buckley. Che poi il vibrato ed il falsetto esistevano anche prima, no?
Al di là delle somiglianze vocali, sono vicini al mondo del ehm, “musical”: espressione che ormai fa pensare a Cocciante o Maria De Filippi (o il loro compaesano Simon Cowell), quindi aiuta poco a capire gli Irrepressibles. Qui i riferimenti sono molto più novecenteschi, diciamo da Gershwin a Bernstein a Weill. Forse anche Michael Nyman, purtroppo.
Comunque, dettaglio non del tutto trascurabile, le canzoni del loro album “Mirror Mirror” dimostrano un’ottima stoffa: peccato per gli arrengiamenti cinematografici e tutti quei coretti da Cappella Sistina, che sono un po’ stucchevoli per i miei gusti. Quanto di tutto questo sia sincero coinvolgimento e quanto ironia barocca, difficile dirlo: l’Observer propende per la seconda, ma (ad esempio) un pezzo come “Forget The Past” spicca per una grandiosa tragicità che personalmente mi pare assai poco umoristica.
Che altro? Sono di Londra e non fanno mainstrindie.
Ascolta il disco “Mirror, Mirror” [2010] di The Irrepressibles.
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