Iniziamo con una comunicazione di servizio. Come forse potete notare, oggi complottoemezzo sfoggia il suo primo sostanzioso restyling. La grafica si ispira a quella originaria ma il codice è stato completamente rimpiazzato, cambiando in parte la struttura stessa del blog e dunque anche i permalink interni. Almeno i feed rss dovrebbero restare gli stessi di prima, però al momento non danno segno di vita: per il resto tutto funziona alla perfezione, come direbbe il Tg1. C’è anche spazio per i commenti disfattisti qui in fondo.
Nel frattempo, lo show satirico di Minzolini preferisce dedicarsi ad altri eventi: ad esempio il festival di Sanremo, che come si spiega nei titoli di stasera “ha chiuso in bellezza”. Ma la stampa comunista, stranamente, non sembra essere d’accordo: “Sanremo si ribella al principe in finale”, titola Repubblica. Secondo Il Fatto questo è invece “Il festival dei pupari”, alludendo sia al principino raccomandato che alle manipolazioni del televoto. Per non dire di blog e socialnetwork, sui quali i brogli vengono denunciati con uno sdegno che non si era visto nemmeno per le elezioni in Iran.
Insomma, l’esito della kermesse viene commentato con la consueta sobrietà e senza prendersi troppo sul serio. Il Corriere della Sera scrive nel commento di prima pagina: “E venne l’anno della rivolta”. Secondo Edmondo Berselli, addirittura, “il televoto ha provocato la rivoluzione”. Ma per quanto fascinoso possa essere il concetto, qui è successo semmai il contrario. Perché le rivoluzioni le fa il popolo. In questo caso si è piuttosto messa in scena una felliniana sommossa dell’élite orchestrale, incitata dal pubblico in sala, che reagiva al trionfo della Brutta Musica decretato dal presunto popolo. Ma l’equivoco di fondo è proprio qui: non è “il popolo” quello che televota, ma un suo campione che (essendo peraltro volontario) è tutto fuorché rappresentativo. Se lo fosse stato avrebbero vinto, come da pronostico, gli idoli del mainstrindie. E tutti sarebbero stati contenti.


