Come segnalato da Riccardo Lenzi su L’Espresso, il crescente successo dei pianisti cinesi sta creando tensioni e malumori. In polemica con il premio assegnato a Lang Lang dal Festival di Brescia e Bergamo, la vedova di Arturo Benedetti Michelangeli ha addirittura chiesto che si rimuovesse il nome del marito dalla locandina della manifestazione. Lang Lang è infatti considerato da molti la via di mezzo tra un giovanniallevi ed un pianista “vero”, molto amato dal pubblico ma detestato dagli intenditori per la sua cialtronaggine. E se l’istituzione – invece di lanciare nuovi talenti con i propri criteri – si limita a ratificare le scelte già effettuate dal pubblico, abbiamo…
di Piergiorgio Pardo (Blow Up, gennaio 2010, p.140)
In America stava finendo l’era Carter e ci si immetteva sulla puritana strada in mattoni gialli dell’edonismo reaganiano. Il sogno diventava inconsistenza, l’utopia lusso, il futuro presente, il presente attimo, la sessualità un impulso estetizzante; mentre si affermava quell’unico e gigantesco meccanismo di rimozione del dolore che sono stati gli anni ‘80. Quel mondo scelse una voce su tutte per cantare di sé: nella sua più compiuta formulazione il talento interpretativo di Michael è, in piena consentaneità con l’epoca che lo ha espresso, un meccanismo di negazione / rimozione in atto. Della sofferenza, dell’identità razziale, anagrafica e di genere, degli impulsi. …
Temo che questa sia una tessera alla memoria, perché The Duckworth Lewis Method hanno già annunciato il loro scioglimento, poco dopo la pubblicazione del loro primo ed unico album.
Eh sì, la NuovaP2 si evolve così rapidamente che non si riesce a starci dietro e le presentazioni coincidono con gli addii. Una botta e via. O meglio, in questo caso, una battuta e via perché il disco in questione è in pratica un concept sul cricket: che secondo le accurate indagini compiute da Complottoemezzo, risulterebbe essere uno sport nel quale ci sono delle palle da colpire con un bastone.
Secondo un libro di Philip Ball, che cita ricerche neuroscientifiche, la musica d’avanguardia è “contro natura”: il cervello umano, infatti, sarebbe incapace di adattare ad essa i suoi schemi percettivi.
Dunque, chi ascolta Schönberg e simili è un pazzo furioso? Sandro Cappelletto fa outing.
di Sandro Cappelletto (La Stampa, 22/2/2010, p.19)
Devo avere un cervello ben bizzarro, se – nonostante i pareri così autorevoli di alcuni neuroscienziati – mi sono emozionato ascoltando i Pezzi per pianoforte di Arnold Schönberg suonati da Maurizio Pollini. E anche lui, Pollini, sarà bene che provveda presto a una visita, considerata la perseverante passione con cui studia quella musica, e la suona davanti a platee molto numerose e plaudenti.
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