December 20th, 2009
È sempre più evidente che c’è un preciso network criminale che alimenta da anni la spirale dell’hype.
Ma non bisogna fermarsi a questa banale constatazione: dobbiamo cercare di capire come funziona questa spirale, prima di poter (eventualmente) arrestarla. Cominciamo dunque col dire che nel sistema musicale c’è un aspetto di contenuto ed un aspetto di relazione: il primo coincide con il ‘fatto’ musicale vero e proprio, il secondo con il rapporto che viene a costituirsi fra l’artista e il pubblico.
E il giornalismo, come le altre figure di mediazione, contribuisce proprio a determinare questa relazione.
Dove sta il problema, dunque? Immagino che qui ognuno abbia una sua idea sul perché le cose stiano andando, o siano andate, a puttane.
Personalmente credo che il modello migliore ci venga fornito dalla scienza medica: secondo cui, in un sistema sano e spontaneo, l’aspetto relazionale rimane sempre sullo sfondo. Se invece è malato ed artefatto sono i contenuti a restare in secondo piano, mentre ogni sforzo è volto a ridefinire costantemente la natura della relazione.
Se ci pensiamo, è esattamente ciò che avviene nel sistema musicale. Le copertine, le interviste, le cosiddette “critiche”, sono guidate dalla schizofrenica necessità di ragionare all’infinito sul rapporto relazionale fra artisti e pubblico (riassestandolo in continuazione): rapporto che dunque finisce per essere scollegato dal fatto musicale.
Già nella weekly column di domenica scorsa dicevo che non si può ridurre la musica al solo aspetto della comunicazione. Perché se il sistema musicale arriva a questo, siamo davanti alla sua deriva psicopatica: che alimenta non soltanto le spirali dell’hype, ma consente anche fraintendimenti clamorosi. Come potrebbe succedere, altrimenti, che uno come Morgan venisse considerato un genio della nostra epoca?