L'elaborazione del lutto0 Comments

By Bdd
Posted on 06 Dec 2009 at 8:04pm

La serata speciale di CheTempoCheFa dedicata alla musica “classica” ha riscosso consensi più o meno unanimi (almeno fra quei quattro gatti che l’hanno vista). E in effetti per buona parte il programma è stato speciale sul serio, non per il conduttore ovviamente ma per la lezione di filosofia musicale offerta da Daniel Barenboim – uno dei pochi in assoluto che sanno parlarne senza cadere nella banalità, né andarsi a nascondere dietro i paroloni da intellettuali.
Barenboim non era però l’unico ospite. Ad affiancarlo si sono aggiunti prima Claudio Abbado, e quindi Maurizio Pollini: rinomato pianista che ebbe un ruolo significativo nelle avanguardie “colte” durante i decenni ‘60-‘70, ed oggi è ben conosciuto almeno al pubblico di Radiotre (dove le pubblicità dei suoi dischi passano in media ogni quattro minuti).
Bene, ad un certo punto Fazio gli fa la tipica domanda da caprone qual è: “perché abbiamo l’impressione che l’arte contemporanea sia facile, tanto è vero che ci sono le code ai musei etc. etc., e la musica contemporanea invece no?”. Intende ovviamente musica “colta” contemporanea, e ne parla al presente ignorando che è morta almeno da vent’anni.
Ma la vera sorpresa è che lo ignori lo stesso Pollini, che infatti gli risponde convintissimo: è un problema di conoscenza, di abitudine all’ascolto “reiterato” (“obbligato”, ha detto anche “obbligato”) da parte del pubblico. Il problema è insomma l’educazione – come se bastasse insegnare Schoenberg o Luigi Nono nelle scuole per invertire il corso della storia.
E certo che insegnarli sarebbe importante, sia chiaro. Come lo sarebbe insegnare Bach, o i Beatles, o Miles Davis. Ma qui siamo di fronte alla rimozione totale del problema costituito dalla fine dell’intera tradizione musicale colta: e ciò dimostra come l’azzeramento della cultura musicale in Italia sia ormai diventato un alibi, da parte dei baroni sopravvissuti alle avanguardie, per scaricare su altri le responsabilità del proprio dissolvimento.
A sentire Pollini va tutto bene, non si accorge nemmeno di essere (artisticamente parlando) uno zombie. Solo quando questi signori riconosceranno il lutto, potranno finalmente cercare di elaborarlo e superarlo: sarebbe anche ora.

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