di Armando Torno (Il Corriere della Sera, 3/12/2009, p.53)
Read AlsoGlenn Gould tenne un primo concerto nella Sala Grande del Conservatorio di Mosca il 7 maggio 1957. Aveva venticinque anni. Non era noto anche se due anni prima aveva inciso, con un’interpretazione già allora giudicata unica, le Variazioni Goldberg di Johann Sebastian Bach. Per la cronaca va aggiunto che quella sera metà poltroncine non erano occupate.
Poi successe qualcosa. I presenti si accorsero che l’interprete era geniale, incredibile, straordinario. Cominciarono a telefonare agli amici, ai conoscenti, persino ai professori del Conservatorio per il secondo appuntamento, fissato il 12 maggio. Un ragazzo di 14 anni spese tutti i soldi che aveva in tasca in
gettoni: diventerà poi professore all’Università e Accademico delle Scien-
ze dell’Urss, sarà molto vicino a Gorbaciov. Il suo nome? Viktor Gajduk. Lo
abbiamo incontrato per sentire dal vi-
vo quanto accadde.
«Successe qualcosa di incredibile — ricorda con un sorriso l’ex giovanissimo spettatore — in quel secondo concerto. La Sala Grande si riempì in un baleno e si dovette chiamare la polizia per calmare le centinaia di persone che non riuscivano ad accedere. Era prevista la registrazione dell’avvenimento e, siccome Gould avrebbe parlato della musica eseguita, si cercò una traduttrice che fosse gradita, anche perché l’artista era occidentale, anzi era il primo pianista nordamericano che si vedeva a Mosca dopo la guerra».
Ma qualcosa non andò per il verso giusto. Quella signorina non capiva i termini musicali inglesi, «si fece rossa come un peperone», e fu sostituita da uno studente più informato che balzò accanto a Gould come un gatto. Il suo
nome? Lev Vlasenko.
[...] Ma un personaggio spiccava tra tutti: Boris Pasternak (era l’anno del Dottor Zivago!). Certo, c’era anche Maria Iudina, la pianista religiosissima ma cara a Stalin per le sue interpretazioni di Beethoven. A tal proposito va ricordato che il Piccolo Padre l’aveva ascoltata a suo tempo alla radio e chiese il disco. Quando gli risposero che non c’era un’incisione, ribattè: “La voglio domani “. E i l
giorno dopo era pronta».

