December 30th, 2009

Craxi a Sanremo?

Pierluigi Diaco: “Sarebbe bello se il festival lo ricordasse nel decennale della morte. Magari con un momento musicale affidato ad Ornella Vanoni, Umberto Tozzi e Lucio Dalla”.

Ma le affettuose preoccupazioni del dj paiono superflue. Come potremmo dimenticarlo, il leader Psi? Abbiamo segnato tutto sul conto.

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December 30th, 2009

Tessera n.48: Jason The Swamp

Il surriscaldamento dell’hype ha raggiunto da tempo esiti preoccupanti, che ormai non si possono più ignorare. Quanto tempo passerà prima che i responsabili di questa insidia (da Rollingstone e Pitchfork, giù fino agli agitproppisti di piccole e medie dimensioni) si impegnino a diminuire le loro emissioni di propaganda?
Del resto ogni volta che si augura il “successo” a qualche artista sconosciuto, anche se con le migliori intenzioni, si fanno dei danni: prima di tutto agli artisti stessi. E’ fin troppo banale infatti prendere atto che non solo l’ispirazione, ma il loro stesso equilibrio personale, risentono negativamente dell’eccesso di attenzioni nei loro confronti.

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December 29th, 2009

Il signor Pitchfork

Marina Pierri su Rolling Stone intervista Ryan Schreiber.
Il fondatore e direttore della Pravda Indie cerca di difendersi dall’accusa di confezionare fenomeni effimeri come le Vivian Girls: “Tu forse le percepisci come finite, ma dati alla mano posso dirti che non hanno mai venduto tanto quanto oggi”.
Se questo è il suo parametro per stabilire la vitalità degli artisti, andiamo bene…

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December 27th, 2009

L'era del mainstrindie

Mentre aspettavo pazientemente in stazione il frecciarossa ritardatario, meditando su chi saranno i personaggi più spintonati del 2010, i miei occhi si sono imbattuti su una fila di cartelloni che dicevano semplicemente: “Per l’alternativa.”.
Non fosse stato per la faccia del Segretario della sezione di Zocca Pierluigi Bersani che sovrastava la scritta, avrei potuto benissimo essere d’accordo. “Alternativa” è un concetto assai più potente di “opposizione”: perché la implica, la contiene, ruba all’avversario il ruolo di protagonista relegandolo ai margini del proprio mondo.
Tuttavia, sappiamo bene come in questo decennio (o meglio quindicennio) sia diventato sempre più difficile identificare – in politica, come nella musica, o in qualunque ambito sociale ed artistico – dove stia “l’alternativa”. Proprio in questi giorni Simon Reynolds riflette su quanto il web abbia contribuito a rendere elastico il concetto stesso di dissidenza culturale, ma senza farlo scomparire: a sputtanarsi non è tanto il romantico e audace ideale dell’alternativa, infatti, bensì le sue forme contingenti. E’ l’utopia della ricerca che muove il mondo ed è destinata a sopravvivere, anche se magari non si ritroverà più tra gli eredi del Pci o quelli dei Nirvana o quelli degli Smiths.
E dove, allora? Valerio Mattioli su Blow Up di questo mese ritira fuori il termine “mainstrindie” (che non ricordo da dove venga, ma neanche ho voglia di gugolarlo adesso) per definire appunto quella massa mostruosa e viscida che negli ultimi anni ha preso il posto della contrapposizione tra i due ex avversari che hanno finito sempre più per convergere in un unico grande inciucio pop/newwave. A sinistra dei quali però si registra una proliferazione ormai incontenibile del nuovo noise; insomma quell’area shitpop che nel 2009 ha largamente egemonizzato il Partito dell’Odio e della NuovaP2, mentre il mainstrindie si dilania in lotte intestine (e i Rage Against The Machine tirano statuette del Duomo in faccia a Simon Cowell).

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December 23rd, 2009

La Celentano-mapphia

Basta un semplice post di BoingBoing su un suo vecchio pezzo del ‘72 per far perdere la testa alla stampa italiana: “E’ scoppiata la Celentano-mania!”.
Oggi la colossale montatura arriva addirittura sulla prima pagina di Repubblica, con un’intervista di Assante al supposto “padre del rap”.

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