L'alternativa paradossale0 Comments

By Bdd
Posted on 22 Nov 2009 at 5:58pm

“E’ stata Repubblica a rovinare tutto”.

Grande. Se lo dici tu, siamo già arrivati al punto della questione: del perché il giornalismo musicale, in Italia, sia diventato quello che è (o meglio, quello che non è). Dell’inganno a fin di bene, del trucchetto semantico, della giustificata bugia per instradare il lettore alla Buona Musica.

Della costruzione del musicista-personaggio, entità mitologica della quale mai viene raccontato il suo essere musicista e sempre il suo essere personaggio; e preferibilmente tramite il glamour della fotografia, così si evita l’inutile sforzo della comunicazione verbale. Siamo d’accordo: c’è una distanza sbagliata fra noi e il musicista. Anzi, lo sai cosa ti dico? Non dovrei essere io a intervistare te. Dovreste essere voi, i musicisti, a intervistare noi. Sarebbe molto meno noioso.

Tanto, voi non siete capaci di spiegare quello che fate – se pensate di esserlo, è perché vi sbagliate – e peraltro non avreste nessuna voglia di spiegarcelo. Invece noi siamo qui, a chiedervi se il vostro nuovo album va nella direzione del rock o del folk. A voi. Che ne potete sapere voi? Perché dobbiamo chiedere a una madre in quale direzione va il nuovo figlio che ha partorito?

Se c’è qualcuno che dovrebbe essere in grado, semmai, dovremmo essere noi. Abbiamo studiato apposta, e che cazzo. Dovreste essere voi, i musicisti, che ci venite a chiedere di spiegare cosa avete combinato; ed ascoltare un feedback auspicabilmente più utile di quello dei vostri fans, o dei colleghi, o della vostra casa discografica.

Bene, vedo che siamo d’accordo. Sulla distanza sbagliata che c’è fra noi e il musicista. E’ colpa del sistema consumistico in cui viviamo? E’ colpa del pubblico pigro? Dell’artista ambizioso? Della civiltà dell’immagine? Di nessuno?

Eh già, comodo, dire che è colpa di nessuno: prendere atto che “le cose vanno così”, “le regole del gioco non le abbiamo fatte né io né te”, “lo sai come funziona” eccetera. Vuoi giocare? Ecco qui il regolamento, quando l’hai imparato cominciamo. Gli psicologi del comportamento la chiamano “alternativa paradossale”: è quando ti danno una scelta fra due mali, e tu – messo di fronte ad una decisione di sopravvivenza – scegli quello minore per sopravvivere. Poi quello ti condurrà ad una nuova scelta fra due mali, e poi un’altra ancora, e così via. Finché il soggetto non decide di rompere lo schema stesso della falsa scelta (l’alternativa paradossale, appunto) che lo tiene sempre in condizione di subalternità.

Read Also