Quest’anno, come ormai saprete, la trappola dei dossier non risparmia più nessuno. Conversazioni private messe in piazza (senza nemmeno usare Google Wave), critica musicale trasformata in gossip ricattatorio, brachinismo selvaggio.
Ed ecco allora l’ultimo episodio, Rockit che attacca gli Amari, nel tentativo di frenare la loro rincorsa verso il Baustellometro 2009; ma la polemica si esaurisce in un’eiaculazione precoce di colpi bassissimi, trattandosi di un puro regolamento di conti (peraltro tutto interno al fighettismo indie).
Insomma gli Amari sono “vuoti come le palle dopo una pisciata”, cose così. E intendiamoci, le metafore fallocratiche potrebbero essere di grande efficacia: basti pensare a ciò che ne fece Gianni Brera in ambito calcistico. Michele wad Caporosso invece desta scandalo, accuse di killeraggio ad personam, e perché? Nulla di ciò che scrive è scandaloso di per sé: sia il mischiamento fra rapporti personali e giudizio critico, sia la pubblicazione di una chat privata, sia la stroncatura di una band molto popolare (almeno fino a qualche tempo fa) tra la gente-che-piace, sono comportamenti non certo inauditi prima d’ora.
Ciò che ha destato scalpore, forse, è che si presentassero tutti assieme in un colpo solo. Ma la reazione indignata di chi ricusa il giudice “prevenuto” e addirittura “freudiano”, è molto peggio. Ora resta da capire quali saranno le conseguenze del braccio di ferro, dato che gli Amari e Rockit condividono per gran parte il medesimo pubblico. E credo che il pubblico sceglierà, come sempre accade, il meno meglio: mentre sarebbe ormai ora di un bel ricambio che li mandasse entrambi a casa.
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