Oggi a Bologna è la festa del Santo Patrono. Messe solenni, sbandieratori in piazza, concerti, degustazioni e stasera pure i fuochi d’artificio. Insomma una bella domenica italiana da prima repubblica, direi quasi un idillio.
Eppure una “incresciosa situazione”, che non mancheremo di segnalare al solerte ministro Brunetta, sta rischiando di turbare gli animi delle autorità cittadine e soprattutto dell’assessore alla cultura Nicoletta Mantovani. Costei aveva infatti organizzato una fantastica serata per celebrare il 74° anniversario dalla nascita del defunto tenore Luciano Pavarotti (di cui, incidentalmente, era anche la moglie); in occasione della quale ci sarebbe stato un altrettanto fantastico concerto di beneficenza con l’Orchestra del Comunale di Bologna.
Naturalmente, l’Orchestra avrebbe dovuto suonare gratis. Del resto dai, è un concerto di beneficenza, non vorrete mica fare gli stronzi vero? E invece sì. I membri dell’Orchestra sono stronzi, e si rifiutano di suonare gratis. Si capisce allora l’indignazione della vedova-assessore, che parla di “scelta scellerata”: come osano questi qua chiedere anche dei soldi? Esosi fannulloni insensibili. Dovrebbero solo ringraziare di potersi esibire in ricordo di big Luciano.
Curioso davvero: mentre il governo attacca le orchestre perché sussidiate dallo Stato, la roccaforte rossa organizza eventi benefici (benefici innanzitutto per gli interessi della vedova, tra l’altro) ai quali le orchestre dovrebbero partecipare a costo zero. Beh, lasciatemi dire che con queste geniali intuizioni è molto facile fare sia il ministro che l’assessore alla cultura: il musicista potrebbe comodamente scegliere se lavorare gratis, oppure “confrontarsi con il mercato” – ovvero, per un’orchestra classica, lavorare in perdita.
Se poi il musicista avido e gretto incredibilmente si ostina ad essere pagato, l’amministratore pubblico può sempre puntare il dito su di lui per avere mandato a monte tutto. Pagato? Ma sei un musicista! Essere pagati è roba da ministri, consulenti, assessori. Ormai vige la benefattura usata come ricatto morale, con la quale promettere benefici futuri (come si fa con tutti gli schiavi-precari del ramo intellettuale e artistico) a chi obbedisce. E minacciare ritorsioni di ogni tipo a chi si rifiuta. Perché fare beneficenza è bello, ma farlo con il lavoro degli altri lo è ancora di più.
Read Also
