September 27th, 2009

Tessera n.42: Jeans Wilder

In tempi di crisi, l’abbiamo detto e ripetuto, il low cost torna sempre in voga: e a questo, Jeans Wilder affianca un’attitudine neogotica ed archeologica.
Il titolo di una delle sue opere, “Antiques” (download qui) vale infatti come dichiarazione di stile: le antichità, le rovine, le mura di castello e le case degli spiriti sono le poco gloriose ambientazioni e protagoniste di questa musica. L’abbondanza di un truce riverbero accentua il carattere malsano e polveroso dell’atmosfera, e i materiali di questi ruderi inviolabili si alternano fra acustici ed elettronici: basta che siano decrepiti.

Al cospetto di essi la presenza dell’uomo sembrerebbe del tutto marginale: anche se, quando sulla desolata rovinopoli si posa il canto errabondo e solitario di JW, l’effetto è quasi sempre di una struggente e pietosa sobrietà. Il testimone ha sempre il passo malfermo, esitante, poco lucido e per nulla eroico. Alla sua voce se ne può però stratificare un’altra – come avviene in “Surf’s Up” – di consistenza spettrale, che si esprime in ululati. Molto lunghi. Del resto si sa che i fantasmi nessuno li può vedere, e dunque sarebbe inutile descriverli: qui dunque compaiono in prima persona, con il proprio canto di spiritelli.
Nulla a che spartire con filastrocche da cantastorie medievaleggiante, né tantomeno con sonorità metal o altre élites di merda. Evidentemente non si capisce una parola, di quello che canta JW. Sarebbe di troppo, rischierebbe di dare vita a forme che ne sono prive. Allo stesso modo l’essenzialismo non prevede nessuna tecnica, né alcuna decorazione.
Vai al myspace di Jeans Wilder.

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