Il divertimento rende liberi, diceva qualcuno. Ma il divertimento, per essere tale, deve prevedere anche un po’ di imprevedibilità: altrimenti diventa noia, banalità, escort. Questo è in genere il potere ed il rischio implicito dei governi orwelliani e della musica pop: il divertimento obbligatorio, una contraddizione in termini.
Anche nel caso dei Get Back Guinozzi, e del loro imminente album d’esordio “Carpet Madness” (scaricabarile qui), il divertimento sembrerebbe l’unico oggetto e ragion d’essere. Prendiamo per esempio il loro primo pop porno “Low Files Tropical”, che onestamente non saprei dire che significa ma propendo per l’idea che non significhi un cazzo.
Chiaro il messaggio che esce dal videoclip, tutto a base di tette e culi anni ‘60. Più complessa la dialettica fra prevedibilità e fantasismo che prende forma nel confronto fra il branco e la cantante. Da una parte abbiamo infatti la chitarrina punk funk, la drum machine comprata al mercatino delle pulci, combinazioni di accordi che sembrano prese con il copia e incolla dal millenote, e quel tipo di ritmi svogliatamente ballabili che andavano di moda tre o quattro annetti fa. Un sottofondo da pianobar che serve soltanto a mettere in risalto la protagonista: la voce di Eglantine Gouzy si muove in completa libertà, con melodie semi-improvvisate che sembrano quasi prendersi gioco della stessa band. E passa da una strofa quasi hip-hop ad un ritornello intimista, che termina in un suadente vocalizzo.
La voce e la band si giustificano a vicenda, nel loro accoppiamento così squinternato e improbabile. Né l’una né l’altra avrebbero un gran significato di per sé: in un certo senso le basi rappresentano la banalità e lo squallore della vita quotidiana, sulle quali piomba la follia nonsense di questa pon pon girl intellettuale (e così inattuale da essere invece attualissima). Nel disco vengono infatti tirati in ballo vari elementi dell’immaginario collettivo, dalla storia di King Kong (“King’s Song”), alla fuga da scuola (“Go Back To School”), alla ricerca di un coinquilino (“Personal Lodger”), alle guardie e ladri (“Police And Thieves” dei Clash); luoghi comuni che transitano attraverso una voce ingenua, adolescenzialmente sforzata, che li rimescola e stravolge facendoli sembrare surreali.
Il divertimento così tautologicamente evocato va dunque di pari passo con lo straniamento: forse non è abbastanza perché lei ci coinvolga nelle sue fantasie, ma è piú che sufficiente per farci intendere che le ha.
I Get Back Guinozzi! sono stati attenzionati nei giorni scorsi da Frigopop. GorillaVsBear ne parlava già l’anno scorso.
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