I Bombadil fanno canzoni d’amore. Ma dell’amore scartano proprio l’inizio e la fine, i due momenti che – nel loro romantico estremismo – attirano da sempre l’attenzione di e musicisti più o meno maudit. Piuttosto, questo trio del North Carolina – nel secondo album “Tarpits And Canyonlands” (download qui) – dedica 15 brani di pucci folk a tutto quello che c’è in mezzo.
La scintilla iniziale ci fu in chissà quale passato remoto, e non li riguarda più. Come non li riguarda il suo disfacimento. In “Tarpits And Canyonlands”, l’amore è un’eternità mantenuta a qualsiasi prezzo: per questo le canzoni sono solo apparentemente tranquille, e tanto immancabilmente graziose da sembrare stucchevoli. E’ sotto la graziosità infatti che compaiono i colpi di scena, i crescendi, le eccitazioni e le accelerazioni; e bisogna seguirlo nella sua interezza, il fogliettone, per accorgersi di quanto le “paludi e i canyon” alle quali si riferisce il titolo siano in effetti complementari.
Con una tutta loro narratività allusiva, e una gravità epica che prorompe in attacchi improvvisi, i Bombadil compilano un inedito dossier di stravaganza borghese; avvolgendo insieme nelle loro buone maniere il sentimento e il sarcasmo. Delle canzoni non è tanto il testo in sé ad essere significativo, quanto la ricorrenza – già di per sé ritmica, dunque musicale – dei due concetti chiave: il matrimonio, ed il viaggio in terre lontane. Che si avvicendano per tutta la vicenda, per incontrarsi (come è logico, tutto sommato) nel momento rituale della luna di miele. “Honeymoon”, la traccia 3, entra in gioco dissociando come spesso avviene la musica dal racconto: “Throw the body in the lake” cantano infatti i bravi mariti di famiglia, con l’aria di chi va a fare una scampagnata fuori porta. E tanto buoni i mariti non devono essere, si capisce proprio dalla mancanza di turbamento nel prendere atto che “l’amore è mentire a se stessi”; mentre ancora non si capisce cosa c’entri la luna di miele: questa compare infatti nel ritornello, dopo il fervore inatteso che per tre volte fa loro ripetere “Even if you knew”: “Cara, se anche avessi saputo cosa si nasconde dietro quella luna di miele”. Già che cosa può nascondersi, se non quel misterioso corpo gettato nel lago? Brrr.
Nei brani di “Tarpits And Canyonlands” c’è quasi sempre una verità che affiora dalla palude, ma viene soltanto lasciata intuire e mai mostrata nella sua scomoda interezza. I paradossi dei Bombadil vengono attenzionati anche da Fluxblog a proposito di Sad Birthday (“una canzone allegra su un compleanno triste”); altre analisi si trovano su SaidTheGramophone, Choir Croak e FutureInNoise.
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