Il marcio del pop0 Comments

By Bdd
Posted on 01 Sep 2009 at 3:20pm

Da “Rock-o-rama” di Roberto Curti, Tuttle Edizioni (2009), p.37

L’intuizione di Privilege è raccontare in chiave di apologo distopico una vicenda legata al sentire e al costume dei Sixties. Peter Watkins vi si dedica dopo il fallimento di un progetto sulle rivolte dublinesi della Pasqua 1916: è ancora forte il clamore suscitato da The War Game (1965), il film televisivo in cui il cineasta britannico descriveva con i toni secchi e distaccati del documentario gli effetti sconvolgenti di una guerra atomica, bandito dalla BBC ancora prima della messa in onda. Ma Watkins non si fa intimidire. Adatta assieme al romanziere Norman Bogner il soggetto di Johnny Speight incentrato su un idolo pop, trasformandolo da pamphlet sensazionalistico (il produttore John Heyman aveva dichiarato che il film “avrebbe denunciato il mondo marcio del pop”) in un’allegoria del modo in cui il Potere utilizza la religione, la cultura popolare e i media per pilotare gli orientamenti delle masse e stornare possibili derive ribellistiche.


L’Inghilterra prossima ventura rappresentata da Watkins è un agghiacciante spaccato orwelliano: il governo manipola come una marionetta il cantante Steve Shorter (Paul Jones, voce dei Manfred Mann), prima finto-ribelle per canalizzare la violenza dei giovani “verso qualcosa di utile, in modo da tenerli lontano dalla strada e dalla politica”, poi testimonial della Nuova Crociata del clero, a cantare di fede e redenzione in una riunione da stadio che pare una delle adunate naziste di Il trionfo della volontà. “Nel caso che il tema appaia esagerato” preciserà Watkins, “è importante tenere presente che il film nasceva durante gli anni della ‘swinging Britain’ e preconizzava il modo in cui la cultura popolare e i media statunitensi avrebbero commercializzato il movimento pacifista e controculturale”. E nel mostrare la Gran Bretagna guidata da un patto politico di coalizione – perché, si spiega, non vi sono più differenze tra la politica dei laburisti e dei conservatori – Privilege predice paradossalmente la svolta thatcheriana degli anni ‘80, e oltre.

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