Dei Local Natives si parla dappertutto, tranne che al Tg1 e qui. Recentemente ha fatto scalpore la decisione di NME che li ha inseriti – assieme ad un’altra neopiduista – nel loro ormai imminente Radar Tour; mentre già a giugno erano stati battezzati dal Guardian (che li ha definiti “A Fleet Of Arcade Vampires On Fire”). E poi, oh, ne ha parlato pure MyOldKentucky.
Tanto hype prima di un esordio sulla lunga distanza è tipico di due categorie: i raccomandati e i campioni. Per stabilire a quale appartengano questi cinque ragazzi di Los Angeles, ascoltiamo dunque il loro ep “Daytrotter” (scaricabarile qui): e subito, nonostante la banalità del titolo, salta alle orecchie “Airplanes”. Questa inizia con due accordi ribattuti di pianoforte, che si notano a malapena fra gli schiamazzi da osteria; il tempo è moderato (metronomo 96), e per le prime tre battute sembra tutto tranquillo: il primo accordo viene ripetuto per due battute, e ci si attende che altrettanto faccia il secondo. Che invece dura la metà, perché alla quarta (sono passati appena 7” dall’inizio del brano) si accenna un conflitto: compaiono due altri accordi nella medesima battuta, e così avviene anche alla 5a e 6a; ed oltre a questo cambio di metro armonico, tale “sezione B” viene contraddistinta da un pianoforte assai pestato (mentre prima sfiorava appena le note). Alla 7a battuta poi ricomincia il giro, che nel complesso ne dura dunque sei; spaccate precisamente in due sezioni contrastanti.
Il motivo lo si capisce in seguito: il testo è quello di una canzone d’amore tipica, nella quale si invoca la persona amata e lontana. Ma il conflitto che nell’introduzione strumentale era appena adombrato, a 1’07” scoppia apertamente: la “sezione A” è infatti elegiaca, con la rievocazione di immagini lontane nello spazio (Giappone, da qui credo il riferimento aereo) e forse nel tempo.
La “sezione B” è invece un tafferuglio di archi esagerati, sbacchettamenti di batteria (che alludono appunto alle bacchette con cui si mangia in Oriente) e soprattutto la disperazione del protagonista che grida “I want you back, back, back”. Anche lui sembra epicamente combattuto e diviso in due fra una sezione A e una sezione B, fra il sereno ricordo del suo amore e l’impaziente desiderio di “riaverla indietro”.
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