Riassunto delle puntate precedenti – Dopo il crollo dell’industria discografica mondiale, la CIA vara un piano per utilizzare alcuni esperti musicali in importanti missioni segrete. A questo scopo invia in Afghanistan un ex manager della EMI (rimasto senza lavoro dopo il fallimento della compagnia) che cerca senza successo di avvicinare la popolazione alla musica country. Ma per il nostro giramondo è già pronto un nuovo incarico…
Nella musica c’è uno strato di arcaica potenza, una forza rivelatrice di aggregazione prepolitica e prerazionale che dovrebbe far paura: altro che gossip e storielle di vita spericolata. Sullo sgangherato aereo per la capitale dell’Uzbekistan, il nostro eroe faceva simili pensieri inquieti all’ascolto dell’ultimo disco di GooGoosha: la più celebre popstar ubzeka, nonché (caso unico nella Storia) presidente della Repubblica exsovietica.
Eh sì, perché la figlia del sanguinario dittatore Karimov aveva ereditato direttamente da costui tanto il caratterino quanto lo scettro del potere; ed ora abbinava spudoratamente i due ruoli, con intenzioni sempre più ambiziose. Inoltre l’Uzbekistan era da anni al centro di interessi contrastanti fra Russia e Unione Europea, essendo un punto cruciale per il passaggio dei gasdotti: per cui all’annuncio che Valery Gergiev (il direttore d’orchestra simbolo del Cremlino) avrebbe effettuato una tournée proprio in Uzbekistan, destinata a chiudersi con un concertone di gala nel quale avrebbe cantato la stessa GooGoosha, la CIA decise che l’agente Lambda doveva immediatamente andare laggiù: bisognava accertarsi infatti che l’appuntamento musicale non fosse una copertura per concludere torbidi accordi economico-politici che tagliassero fuori Usa ed UE dalla partita caucasica.
Certo GooGoosha non aveva avuto alcun contraccolpo dal fallimento delle multinazionali della musica: i suoi pessimi album, come le sue penose ma trionfanti esibizioni dal vivo, erano tutti prodotti dallo Stato per la gioia del popolo uzbeko. E comprensibilmente, i giornali del regime lasciavano intendere che la divina GooGoosha fosse la più grande voce dai tempi della Callas: e che solo un complotto della stampa straniera anti-uzbeka, avesse impedito fino ad allora la sua affermazione planetaria. Ma adesso tutto questo sarebbe cambiato: il Maestro Gergiev, considerato anche in Occidente uno dei più grandi direttori d’orchestra del mondo, avrebbe finalmente offerto alla divina GooGoosha la consacrazione che si meritava. Sigillando al contempo la rinnovata “amicizia” (ma diciamo pure dipendenza) fra l’Uzbekistan e la Grande Madre Russia. Ovvio che sarebbe stato un concerto molto particolare, al quale – indipendentemente dal risultato artistico – era assai consigliabile applaudire mostrando tutto l’entusiasmo che si poteva. Ma d’altra parte, se tutto fosse filato liscio, le due tirannie asiatiche avrebbero celebrato un successo senza precedenti: lasciando l’Occidente democratico a culo nudo. L’unica possibilità era dunque organizzare una clamorosa contestazione, mettendo insieme una pattuglia di guastatori che avrebbero fischiato fragorosamente al momento stabilito; e a tale scopo, l’astuto agente Lambda iniziò il necessario lavoro di sabotaggio (nel quale si trovava peraltro a suo agio, ricordandogli simili marachelle effettuate in passato per conto della EMI).
Bisognava però stare attenti a non farsi beccare, visto che la polizia del luogo non scherzava affatto. Per cui, quando uno dei suoi contatti lo portò nel laboratorio un misterioso “guru” che stava lavorando ad un misterioso progetto scientifico per conto dei russi, il nostro eroe temette di essere caduto in un trappolone. “Ha mai sentito parlare di androidi, Lei?” – gli domandò questo guru tra una vodka e l’altra – “Noi qui li facciamo”. Però non erano proprio androidi tipo bladerunner, con le gambe e con le braccia: erano dei cervelloni musicali, ovvero – come li chiamavano lì – dei “supermusicisti”.

