Toh, ecco un altro scozzese che fa canzoni malincofolk per voce e chitarra acustica: ma queste sono tutte molto brevi. Non proprio 12 secondi magari, ma più o meno tra il minuto e mezzo e i due minuti e mezzo: e quando proprio vuole essere prolisso, 2’54”.
Ma la peculiarità di Yusuf Azak è la sorprendente ampiezza sonora che riesce ad ottenere – a forza di notevoli sovraincisioni, presumo – da una strumentazione così elementare. In particolare sono quasi senza interruzione i sospirosi vocalizzi che armonizzano il canto; rafforzando così l’aspetto fiabesco, mistico e sognante delle melodie. La chitarra poi viene invece infiocchettata di arpeggi ed arabeschi, aggiungendo una sfumatura orientaleggiante all’insieme (a tratti, per la verità, si aggiunge anche un sitar).
Insomma se di per sé la voce principale appartiene ad un albero genealogico musicale abbastanza ovvio che percorre la linea Elliott Smith – Nick Drake, la sua solitudine viene poi circondata da una confusione quasi barocca. Ma andiamo più nel dettaglio del suo stile compositivo, prendendo ad esempio la spericolata “UrsaMajor” dall’ep “Light Procession” (del 2008, in download gratuito dal suo myspace).
Il dramma si svolge in 1’34”, basato su un vigoroso arpeggio che per l’andamento ritmico (6/8) può ricordare facilmente “Grace” di Jeff Buckley. Se quest’ultimo però, come quasi tutti i suoi colleghi del resto, tendeva spesso e volentieri ad allungare il brodo, qui tutto è ridotto all’essenziale. Non solo manca la minima introduzione strumentale, ma sembra addirittura che il pezzo cominci “in medias res”. Nessuna stabilità iniziale, solitamente necessaria per affermare la tonalità, viene concessa: anzi si parte subito saltellando rapidamente e continuamente fra accordi deboli, un movimento incessante che avviene peraltro nell’ambito di una strofa dalla durata anomala (10 battute). Al termine delle quali – siamo a 15” – riparte immediatamente da capo senza nemmeno avere preso fiato.
Peraltro, si tratta di una ripetizione parziale. A metà della seconda strofa infatti (32”) la melodia si evolve in modo diverso dalla prima, andando a toccare un culmine che finalmente (39”) trova un punto di riposo. Apparente. Subito ricompare infatti la strofa iniziale, stavolta intonata solo come vocalizzo. “UrsaMajor” è un’unica breve e intensa tirata, nella quale l’unico punto di riposo che abbiamo è alla fine del pezzo: dopo una rapida cadenzina affrettata, che quasi beffardamente chiude la vicenda senza nessun preavviso.
Vai al myspace di Yusuf Azak.


