August 31st, 2009

Il delirio di onnipotenza

Incurante degli appelli alla calma, Giovanni Allevi si prepara a profanare domani sera l’Arena di Verona scatenando l’artiglieria pesante: “Sarà la prima Woodstock della musica classica“, “Sono perseguitato come Mozart“, “Ho scoperto un nocciolo di classicità nella musica metal, si avverte un’eco di Wagner“, “Sono simpaticamente megalomane” (simpaticamente?).

La stampa, con pochissime eccezioni, è completamente asservita al pianista che cammina sulle acque: il quale, incurante del ridicolo, dice pure che “Dio si trova tra le note di uno spartito“. Ovviamente suo.

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August 30th, 2009

Il festival della truffa

Geniale trovata degli organizzatori dell’I-Day di Milano, ovvero l’evento rock dell’anno, ovvero il concerto degli Oasis senza gli Oasis: all’ultimo minuto tirano fuori i Deep Purple freschi freschi dalla tomba, pur di non rimborsare i biglietti.

“Ma gli spettatori avranno la possibilità di beneficiare di uno sconto di 20 euro sulla prossima edizione”, hanno aggiunto gli svergognati promoter.

E ovviamente il Giornale applaude.

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August 30th, 2009

Nona puntata: Ma che golpe abbiamo noi

Riassunto delle puntate precedenti – Dopo il crollo dell’industria musicale, il governo britannico inizia a nazionalizzare le compagnie discografiche fallite. La CIA invece vara un piano per utilizzare alcuni esperti musicali in importanti missioni segrete, e a questo scopo recluta un ex manager della EMI. Dopo aver tentato di avvicinare il popolo afghano alla musica country, e di bloccare un accordo fra Russia e Uzbekistan, l’agente Lambda…


Arrivò a Port-au-Prince con un vecchio impermeabile luridissimo (bisognava pur mimetizzarsi, in quel paese di poveracci in calore rivoluzionario). Non era stagione turistica, né per il clima né per la stabilità politica. Per di più respirava male, molto male per via dell’asma. Ma soprattutto era contrario alle sparatorie in strada: era un fatto di principio, specie se in strada c’era lui; e di conseguenza, era tendenzialmente contrario alle rivoluzioni. Ma il primo rumore che sentì fu di tutt’altro tipo: una folla di donne era radunata davanti all’Hotel Oloffson, brandivano mestoli e pentolame sul quale picchiavano con ammirevole energia. E nonostante il casino, si avvertiva un certo senso del ritmo collettivo in quella esibizione.
Si accorse che in effetti c’era musica dappertutto. Musica sotto i tetti di paglia dei bar. Musica nelle manifestazioni vudou-concerto con Wyclef Jean. Avanguardia tribale delle mamme batteriste di pentole sotto la casa del sindaco. Nei suoi vent’anni di lavoro alla EMI, non era mai stato così circondato di musica come in quel momento cruciale per il futuro di Haiti; ed il nostro coraggioso eroe se ne sentì sollevato: la rivoluzione è questa, beh, non è poi così pericolosa. Però sarebbero bastati quattro militari volendo per fare piazza pulita di tutta quella musica e riportare la lotta alla tradizionale sparatoria. Nel caso avrebbe potuto contare sul personale dell’ambasciata? O suoi amichetti della CIA?

Che le persone avessero fame era evidente, mentre le pantegane sembravano ottimamente nutrite (ma il sostegno dei topi in genere è scarsamente influente per un sistema politico). In città dominava l’architettura coloniale ottocentesca dell’era pre-discografica, e l’Hotel Oloffson era un esempio spettacolarmente bianco di quello stile fatto di torri e balconate. Perciò era stato scelto dal leader dei rivoluzionari come quartier generale delle operazioni. Read more…

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August 29th, 2009

Le ultime parole di Rolling Stone

Sul sito web della rivista, nemmeno una parola sulla liquidazione degli Oasis.

In compenso c’è ancora un articolo del 25 agosto dove si accusavano i tabloid d’oltremanica di avere “montato ad hoc l’ennesimo litigio” per “speculare fortemente su un quasi certo scioglimento della band”.

Per fortuna c’era Rolling Stone a raccontare la verità, eh.

Intanto nelle edicole arriva la copertina menagrama a loro dedicata sul numero di settembre.

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August 27th, 2009

Il Foglio ha un nuovo idolo: Jannacci

“Musicista e comunista, troppo scontroso e altruista per essere un’icona della nuova sinistra”: così inizia sul giornale di Giuliano Ferrara il ritratto del cantautore lombardo, che forse non sarà icona della nuova sinistra ma in compenso lo è dei vecchi teocon. Anche l’Avvenire infatti gli dedica una lunga intervista.
Ecco dunque il miracolo del Nazareno: lui compare a Jannacci, e magicamente Jannacci compare (come non avveniva da secoli) sulle prime pagine.

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