Sul perché la critica musicale (parlandone da viva) abbia finora ignorato i Tonstartssbandht, circolano le scuse più fantastiche: “Non li avevo ascoltati per via del nome”; “Volevo parlarne ma non trovavo il tasto del copiaincolla sulla tastiera”; “Pensavo fossero svedesi”.
Invece no, Andy ed Edwin sono due ragazzi di New York: il cui album “An When” (2009), in download qui, è sufficientemente schizofrenico da lasciare confusi. In alcuni brani (“Noise Country”, “Midnite Cobras”) sembrerebbe aderire all’ultima ondata del noise-qualcosa, e fin qui ci siamo; ma in altri (“Andy Summers”) è roba da regressione all’adolescenza, in altri ancora (“Little April Showers”, “5FT7″) all’infanzia quando non (“Softly Kidding”) al soggiorno uterino. Comune a tutte queste regressioni è comunque l’utilizzo scriteriato della voce ed il suo ricorso al vocalizzo, all’onomatopea, o preferibilmente al versaccio: il risultato è spesso euforico, altre volte ironico, e fondamentalmente la poetica dei Tonstartssbandht è che se ne fregano del reale. Non solo del paese reale, dico, ma del reale tout court.
Tutto ciò – che potrebbe preludere ad uno sperimentalismo senza capo né coda – mantiene invece abbastanza miracolosamente il capo e la coda e pure tutti gli organi vitali, grazie ad un notevole senso del pop: a modo loro, anche i Tonstartssbandht si possono considerare una delle – ultimamente innumerevoli – versioni wierd e low cost dei Beach Boys; sempre che si intenda la derivazione storica in senso molto lato. Prendiamo “Andy Summers” (traccia 7), che con gli altri pezzi peraltro c’entra poco dal momento che si basa su un improbabile groove drum’n’bass; sul quale però partono immediatamente le due voci, ad intonare svogliatamente e in falsetto una saltellante melodia modale che già si dissocia dalla basa d’n'b. A 26’’ compare il tema B, con cui prende forma una tipica struttura pop, mentre a 36’’ quello che si potrebbe chiamare tema C e non è altro che il delirio di versacci tipico dei Tonstartssbandht.
Da qui la tipica struttura pop diventa assai meno tipica, e la canzonetta si dilata; perché invece di ripartire subito con il tema iniziale, continua per un po’ a ripetere un frammento di melodia comune ai temi A e B (nel frattempo le voci, abbiamo capito, continuano a cazzeggiare beatamente). Finalmente il tema iniziale arriva, a 57”. Ma è una finta. Il ritmo d’n’b svanisce per qualche secondo con un ridicolo effetto dub, dopodiché i Tonstartssbandht si mettono a fare i Manhattan Trasfer mimando – in modo pessimo, ed esilarante – il suono del basso. E scopriamo così che è iniziata una seconda sezione del brano, che solo parzialmente ricorda la prima; come più avanti, a 2’13”, ne inizierà una terza a sua volta diversa dalle prime due. Insomma, ridendo e scherzando la canzoncina si è trasformata in un oggetto ambiguo fatto di variazioni continue.
Vai al myspace di Tonstartssbandht.


