July 21st, 2009

Tessera n.26: Truman Peyote

Tanto per cominciare, una band con questo nome fa già di diritto parte della famiglia e può venire a pranzo e cena a casa mia tutte le volte che vuole. Inoltre è appena uscito il loro disco di debutto, “Light-Lightning”, che si può scaricare qui. Infine ho buoni elementi per ritenere (altro punto a favore) che non piaceranno ai fans degli Animal Collective: questi ultimi infatti – che in quanto ad integralismo sono quasi peggio dei maniaci springsteeniani – sono talmente convinti che gli AC abbiano già inventato TUTTO, da non riconoscere dopo quel TUTTO l’esistenza di alcun altro che si muova nell’orbita dello shitpop/lowcost/freakyfolk psychonoisambientalista o comevoletechiamarlo meglio noto come “il sound che va di moda quest’anno”.
Ma purtroppo per gli animalcollettivisti – che restano fedeli ai paladini del radicalismo da copertina anche se non azzeccano un disco da lustri – le tante band “minori” ispirate dagli AC dimostrano spesso di essere appunto più ispirate degli ispiratori stessi, solo che nessuno se ne accorge perché c’è già chi ha occupato il posto prima (come se fosse un titolo di merito, tipo “giù le mani da quella che l’ho vista prima io”).
Tra i tanti, appunto, i Truman Peyote si distinguono per un’attitudine – senza offesa – direi quasi rave. O meglio, come la continuazione del rave con altri mezzi. Rave che non si balla. Perché c’è sì qualche ritmo techno, di tanto in tanto, ma deve fare i conti con una serie di antidoti al movimento fra cui l’utilizzo della voce: che si muove con pigrizia indecente tra i beats elettronici e disturbi di ogni tipo, che trasformano la possibile danza in un barcollamento che tende a ruzzolare per terra e restarci stabilmente. Prendiamo ad esempio la traccia iniziale, “Beantown”: che ha una struttura tripartita, A-B-A, come una canzonetta qualsiasi. Solo che la sezione B (centrale) è praticamente vuota, consistendo in trenta secondi di statico synthpad con un po’ di rumoraglia sopra: la fase appunto che nel rave serve per ripigliarsi un attimo prima di ricominciare a ballare. Solo che in questo caso, nella sezione A di inizio e fine, per l’appunto c’è ben poco da muoversi se non al rallentatore – il metronomo è 94 – e il loop, nonostante i canonici 4/4, è sincopato e pieno zeppo di irregolarità: su tutto questo poi si inserisce la parte shitvocale, distorta come ci si aspetta e perseguitata da fantasmi di coretto che puntano al pop macabro. E concentratissimo nel tempo, dato che la sezione A dura una cinquantina di secondi e l’intero pezzo 2’20”: altro elemento tipico della canzonetta, ma senza dimenticare che la canzonetta rimane vuoto a rendere dentro una concezione musicale di tutt’altro tipo.

Vai al myspace di Truman Peyote.

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