Piace Piaciucchia anche a Kekkoz, e allora cosa altro aspettiamo? Diamole subito la tessera del circolo di Sidney.
Difatti la NuovaP2 è inclusiva, mica come il Pd, ed accoglie sempre le pecorelle smarrite dalla VecchiaPitchfork (tranne i Fanfarlo, perché a tutto c’è un limite). Certo, dopo averle accolte magari le massacriamo: il confronto critico fra gli affiliati deve essere sempre schietto, ed anche duro se occorre.
Non ci nasconderemo quindi le perplessità su Sarah Blasko. A cominciare dal fatto che il suo nuovo e terzo album – “As Day Follows Night”, download qui – ha una produzione che, io lo dico, c’entra come i cavoli a merenda: produzione che è affidata a Bjorn Yttling (quello di Peter Bjorn & John), per cui fra l’altro le registrazioni sono avvenute a Stoccolma e questa non è soltanto una nota a margine. L’impressione è che la cantautrice australiana, sentendo forse avvicinarsi la menopausa creativa, stia cercando una botta di vita ma con il rischio a volte di andare un po’ a casaccio geograficamente e musicalmente. La gran parte del disco si lascia tentare da sonorità yakt e jazz di seconda mano, rischiando di vellutare anche troppo il risultato finale; poi di contro ci sono un paio di pezzi (“Over & Over”, “Hold On My Heart”) che vanno a funghi in territori improbabili: quasi si volesse correre ai ripari per evitare la noia.
Il tutto però, va detto, sempre con una certa classe che si fa perdonare molte cose ed impedisce di rotolare nel clichè puro e semplice. Prendiamo allora il primo singolo, “All I Want”, che è anche uno dei pezzi, uhm, migliori. Il suo incipit è un riff di (tipo) theremin su un tempo allegrotto – 126 di metronomo – cosicché sembra un loop dei Portishead velocizzato, e questo ammiccamento è già la prima astuzia del produttore; sullo stesso ritmo e giro armonico entra quindi la voce della Blasko, che come di consueto si occupa dei suoi tormenti sentimentali con atteggiamento esistenzialista. La melodia è delicatamente malinconica, fondata sulla giustapposizione fra le prime 12 battute di strofa (riassunto: non ho bisogno di un altro amore, stai alla larga) e le successive 8 di ritornello (riassunto: non puoi sapere tutto ciò che voglio, perché non lo so neanche io). E mentre le 12 battute contribuiscono a caratterizzare il pezzo in senso blues, il titolo “All I Want” ripetuto per tre volte nel ritornello crea l’unico attimo di tensione nel pezzo; sottolineato anche dall’armonia, che solo qui passa nel modo maggiore. Questo frammento di solarità abbinata alla tensione, credo, è il breve spiraglio aperto su una possibile tormentata felicità che subito ci si affretta a negare a sé e all’altra persona: e compensa anche qualche banalità eccessiva.
Vai al myspace di Sarah Blasko.

