Terror Bird è il progetto solista di tale Nikki Never, componente di tali Modern Creatures da Vancouver. Non è proprio una novità, infatti già l’estate scorsa ne parlava GorillaVsBear: citando tra l’altro un comunicato stampa nel quale la povera Terror Bird veniva accostata nientemeno che a Martika (sì, quella Martika che cantava quando eravamo piccoli).
Ma oggi TB si è ormai emancipata dall’influenza (?) di Martika, e descrive la propria musica come “Kate Bush che se la fa con Morrissey”. E vabbè. Intanto se ne esce con una cassetta dal titolo “Sociopaths Are Glam” (download qui) per la Night People, una di quelle etichettine che producono cassettine alla moda; dalla quale emerge una personalità mooolto particolare.
Perché generalmente il folk cameristico è improntato ad una gentilezza che si traduce in arrangiamenti ed esecuzioni pulite, mentre nel caso di Terror Bird succede il contrario. Qui l’attitudine “off” (pur non raggiungendo gli estremi che in questo 2009 ci siamo abituati a sentire nell’ondata post-animalcollettiva) è del tutto evidente, andando a creare un improbabile e precario equilibrio con il pop nostalgico e quasi confidenziale che anima le canzoni. Ed è proprio questo equilibrio retrofuturista fra opposti elementi ad evitare la caduta nell’effetto cartolina, che pure sarebbe facile.
Prendiamo la traccia iniziale, “Dream For Your Bathwater”: dove la componente onirica è subito fornita dall’accompagnamento pianistico, che – come nel disco avviene non di rado – si muove per passettini semitonali come fosse dentro il più languido dei pianobar; ma la voce gli risponde con una melodia spiazzante eppure carichissima di emozione. Le esigenze si incastrano bene in questo caso, perché la scarnezza dell’arrangiamento e la ripetitività del riff di base lasciano libere intere praterie sulle quali si può sfogare qualsiasi fantasia melodica; ma per un tempo ridotto, e infatti saggiamente il pezzo dura solo due minuti.
Se c’è un tratto comune agli 11 pezzi di “Sociopaths Are Glam”, pur nella diversità delle atmosfere, mi pare proprio questo senso di libertà consentito da una struttura musicale leggerissima: dove la voce, o il pianoforte, o chiunque altro possono inventarsi ciò che vogliono in qualsiasi momento. D’accordo, bastava dire “minimalismo”… ma non sempre il minimalismo è sinonimo di libertà, anzi.
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