Da “South Park e la filosofia”, a cura di Robert Arp, ISBN (2009), p.250
Nell’episodio “Kenny muore”, Cartman fa un discorso appassionato e sentimentale alla House of Representatives in favore della legalizzazione della ricerca sulle cellule staminali per salvare il suo amico Kenny che sta per morire. Non riuscendo a ottenere la piena attenzione dei legislatori, Cartman comincia a cantare la canzone di Asia “Heat of the Moment”. Tutto il pubblico accompagna il suo canto battendo le mani, perché, sorprendentemente, tutti i membri del Congresso conoscono questa canzone dal ritmo piuttosto complicato. L’esperienza musicale condivisa fa muovere la legislatura, nonostante le parole d’amore non abbiano nulla a che fare con l’argomento in discussione. Da questo esempio sembra quindi che la musica in sé abbia un valore maggiore della poesia secondo l’estetica di South Park. La cosa non dovrebbe stupirci, dato che una musica efficace non ha necessariamente bisogno di parole. Pensate all’imponente apertura della Quinta Sinfonia di Beethoven, alla melodia strappalacrime di Love Story o alla ripetitiva e potente progressione in “Smoke on the water” dei Deep Purple.
La musica ha la capacità di influenzare il pensiero e le emozioni della gente, un argomento questo discusso fin dagli albori della filosofia occidentale. Filosofi, governanti e genitori lo sapevano e hanno tentato, spesso invano, di controllare e censurare la musica. La gente ha criticato la struttura della musica come se il suo contenuto potesse essere facilmente tirto di qui e di là a piacere. Il seguente estratto da Contro i musici (circa III secolo d.C.) di Sesto Empirico descrive il potere della musica con parole poetiche:
“Così una volta Pitagora, poiché vide alcuni giovani che, in preda a frenesia bacchica causata dall’ebbrezza, davano evidenti segni di squilibrio mentale, esortò il flautista che rallegrava la loro festa a intonare per loro sul flauto la melodia spondaica; e poiché questi eseguì l’ordine ricevuto, improvvisamente quei giovani subirono un mutamento e si moderarono, come se fossero stati sobri fin dal principio”.


