da Voglia di violino di Leonardo Pinzauti, Passigli 2000, p.103
[...] Il mondo cattolico offriva il fianco alle critiche dei “laici” più provveduti con una sorta di pressappochismo culturale endemico, per me irritante specialmente quando si riferiva alla vita delle arti e alla musica in particolare, dove l’ignoranza dei cattolici appariva addirittura desolante. Ho ancora nella mente, ad esempio, il contrasto di comportamento dei cattolici “impegnati” di Firenze, che accorsero in folla ad un concerto al Comunale di Père Duval, una sorta di cantautore “spirituale” senza dubbio comunicativo e simpatico, ma di modesta statura artistica, nel quale si rispecchiava allora la moda dei “preti operai” francesi. Pochi giorni dopo, invece, quando venne a Firenze Paul Hindemith [...] non c’era un cattolico di qualche rilievo politico o culturale nemmeno a riceverlo in Palazzo Vecchio [...]. Perché in effetti anche per i “lapiriani” più avveduti c’era un’indifferenza quasi ostentata per tutto quello che sapeva di “estetico”.


