Personalmente, detesto le musiche di ispirazione letteraria più o meno diretta: non per un fatto ideologico, eh, ma perché invocare modelli “alti” è una delle scorciatoie più diffuse per rimediare alla mancanza di idee. E più in generale, perché la musica è da oltre un secolo sottomessa agli altri campi espressivi: e durante questa civiltà dell’immagine che auspicabilmente stiamo ormai per lasciarci alle spalle, la sua schiavitù rispetto alle forme visuali è stata ed è tuttora ai limiti del patologico.
Quando questa sottomissione viene ribaltata, ovvero quando sono le altre arti ad attingere alla musica, ciò assume allora un significato dirompente: ed è questo il caso della letteratura ispirata ad argomenti musicali. Di recente è uscita per Einaudi un’antologia intitolata proprio Racconti musicali che raccoglie scritti di Murakami, Oliver Sacks, Truman Capote, Achille Campanile, Anton Cechov, Agatha Christie ed altri più o meno celebri. Racconti, appunto, che hanno per un motivo o per l’altro a che vedere con la musica. E Carlo Boccadoro, il curatore, giustamente polemizza nell’Introduzione contro la lunga tradizione di svilimento della musica all’interno del panorama culturale: “La deleteria abitudine, cresciuta esponenzialmente durante il Romanticismo, a considerare l’arte musicale unicamente come impermanente stampella di qualche raffazzonata impressione visiva è continuata, inossidabile attraverso i secoli”. E ne ha per tutti, da Giovanni Gentile e Giuseppe Lombardo Radice che elaborarono i programmi scolastici italiani nel 1923, al monopolio culturale a-musicale dei Pasolini e dei Pavese, dei Moravia e dei Vittorini, dei “Nuovi Argomenti” e dei “Quaderni Piacentini”.
Questa raccolta pare anche un primo tentativo di definire un sotto-genere letterario che finora è esistito senza saperlo, trasversalmente agli orientamenti stilistici e geografici più disparati. E certo, si dirà, nessuna sound fiction potrà essere romanzesca e fantasiosa quanto il cosiddetto giornalismo musicale nostrano alla Gino Castaldo: che da sempre ci racconta la musica sotto forma di glorificazione aneddotica, e appunto pseudo-letteraria, dei “miti del rock”. Ma anche per questo può essere utile individuare un filone letterario di ispirazione musicale: abituarsi a separare, laicamente, la figura del narratore da quella del critico.
Sound fiction
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