March 29th, 2009

Cornamuse di guerra

Da Manituana di Wu Ming, Einaudi 2007, p.205

La guerra sarebbe stata musica.
Il reggimento era la formazione più grande che si potesse comandare a voce.
Peter marciava e marciava gonfiando il petto, mentre tamburi e cornamuse accompagnavano le evoluzioni sulla piazza d’armi. Nei primi giorni la fatica era stata improba: sostenere lo stendardo del reggimento richiedeva vigore e dimenticanza di sé. Man mano che i giorni passavano il corpo si abituava e la tempra di giovane uomo dei boschi si rafforzava.
Ogni compagnia aveva uno o due tamburi, e una o due cornamuse. Marcia Lenta, Marcia Veloce, Strathpey, Reel: quando più compagnie si univano, i musicisti venivano accorpati per scandire i passi e sostenere la fatica degli uomini. La musica dava forza alle gambe, rilassava le braccia contratte, scacciava i pensieri dalla testa.
Era magnifico. Peter pensava che avrebbe potuto marciare per sempre.

Finite le consegne della giornata, la truppa vagava per le vie della cittadina in cerca di birra. [...] La musica apriva e accompagnava le giornate. E le chiudeva, almeno finché qualcuno non si lamentava.

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