La castrazione critica0 Comments

By Bdd
Posted on 23 Mar 2009 at 5:33pm

da “Il critico? Non serve più” di Goffredo Fofi, Il Messaggero, 14 marzo 2009

Tutto cambia con accelerazioni impreviste e spaventanti [...]. Cambia, è cambiata anche la critica. Il sistema in cui viviamo non ha bisogno di mediatori altro che mercantili. Il ciclo della trasmissione delle parole scritte e recitate, delle immagini, dei suoni continua a comprendere tre figure, secondo la tradizione: l’autore, il critico e il lettore-spettatore-ascoltatore, cioè il cosiddetto pubblico. Tutte e tre sono state invase e mutate dalla logica della merce, fanno più che mai parte del ciclo delle merci, del mercato.

[...] In questo meccanismo economicamente così rigido e diviso, dove sta la sua libertà, la sua capacità di farsi, come si diceva una volta, “critico militante” della cultura necessaria? Non si deve certo confondere la militanza con l’appartenenza a una conventicola quelle ci sono ancora, e il sistema ne ha bisogno, forniscono l’olio che evita le inceppature e dà l’illusione della libertà, come accade in politica, e in ogni medium, in ogni merce; ma anche se i suoi membri si danno un’impettita importanza, contano pochissimo, e niente se non stanno al gioco stabilito dagli editori, dai produttori. Il critico, disse un buon critico di cinema in anni che sembrano ormai lontanissimi, spedisce una lettera al pubblico perché la legga l’autore [...]. E se il sistema della merce non ti dà più i mezzi per farlo (la carta, la busta, i francobolli, gli uffici postali, i postini)? Da dove si può mettere in crisi il meccanismo di cui si è diventati ostaggio? [...] far critica a questo punto non è soltanto spiegare e discutere un libro un film un concerto una mostra, è ampliare il quadro, è ricollocare le opere nel loro contesto (anche di mercato), è vederne e svelarne quasi sempre la superfluità e serialità e la funzione di anestetizzante dei bisogni veri del fruitore, è porsi domande molto più generali a monte della “semplice” recensione, è spiegare a se stessi e al lettore (e all’autore) la ragnatela del contesto. Capire, qualcosa di più della singola opera, e spiegare, dandosi anche, necessariamente, una funzione “pedagogica”, che ridesti il fruitore e anche l’autore…

Questo compito sono ben pochi a darselo, perché a loro va bene il mondo così com’è, anche se è quello che dovrebbero fare oggi più che mai. È parlare non solo di romanzi e film, canzoni e quadri, ma del mondo tremendo in cui vengono prodotti e in cui autori critici fruitori ci troviamo a vivere. Se non vogliamo vivervi da bruti, e cioè da autori e fruitori di merci scadenti e drogate che hanno lo scopo di renderci sempre più impotenti, sempre più consenzienti.

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