March 16th, 2009

Agenti musicali infettivi

da “Musicofilia” di Oliver Sacks, Adelphi, p.62-63

“[...] Sebbene il termine earworm sia stato usato per la prima volta negli anni Ottanta (come calco dal tedesco Ohrwurm), il concetto è tutt’altro che nuovo. Già negli anni Venti, Nicolas Slonimsky, compositore e musicologo, inventava deliberatamente forme o frasi musicali in grado di accalappiare la mente dell’ascoltatore costringendola all’imitazione e alla ripetizione. E nel 1876 Mark Twain scrisse un racconto – A Literary Nightmare, (successivamente re-intitolato Punch, Brothers, Punch!) – in cui il narratore viene messo fuori combattimento dall’esposizione ad alcune ‘rime orecchiabili’: “Presero possesso di me, in modo completo e istantaneo. Per tutta la colazione continuarono a volteggiarmi nel cervello… Lottai con tutte le mie forze per un’ora, ma fu inutile. La mia testa continuava a canticchiare… Andai in centro, come spinto alla deriva, e immediatamente scoprii che i miei piedi tenevano il ritmo di quei versi inesorabili… Continuai a ripeterli per tutta la sera; poi andai a letto e non feci che rigirarmi, dimenarmi e canticchiare tutto il tempo”. Due giorni dopo, il narratore incontra un vecchio amico, un pastore, e inavvertitamente lo ‘infetta’ con il motivetto; il pastore, a sua volta, contagia senza volerlo tutta la congregazione.
Che cosa succede, dal punto di vista psicologico e neurologico, quando una melodia o un motivetto s’impossessano di qualcuno in questo modo?

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