Dopodomani esce dunque in tutte! le! librerie! della Repubblica Pontificia Italiana “Se fai un bel respiro”, il primo romanzo di Carlo Pastore (il poser più amato dall’Udc). Come reagirà la Torre d’Avorio all’evento? Probabilmente si scateneranno faide intestine, scontri verbali e risse da avanspettacolo: insomma tutte le emozioni forti della community dei baci sempre più impegnata a lacerarsi come meglio può. Del resto è inevitabile che, quando un vip o quasivip si presta alla letteratura, il giudizio sull’opera letteraria diventi un referendum sul personaggio stesso. E’ il solito vecchio trucco per cui un libro ha già l’hype positivo e negativo assicurati non dalla forza propria (o da quanto scritto in precedenza) ma da meriti acquisiti in altri campi.
Facile immaginare dunque come verranno trattati i detrattori del nuovo! romanzo! italiano! di CP: a seconda della fantasia li si considererà invidiosi, settari, superbi, o nel migliore dei casi, poco costruttivi e pieni di pregiudizi. Un furbesco ricatto morale, che si manifesta anche nel dire: invece di criticare, fai qualcosa anche tu. Organizza, chessò, un grande festival con millantamila persone che vengono a sentire la nuova! musica! italiana! Senza rendersi conto di quanto sia degradante che ormai l’autorevolezza di una cosa, perfino in ambito culturale e perfinanche “indipendente”, non si misuri in altro che nelle millantamila persone usate così come pedine unidimensionali della propria affermazione.
Così lo scrittore diventa tale perché bravo (per carità, bravissimo) organizzatore di eventi ed infallibile marchettatore di se stesso. Ma si dà il caso che a qualcuno non gliene freghi nulla di quante millemila pedine si spostano, perché non necessariamente è quello il metro di giudizio. Alla lunga, un progetto culturale si giudica dalle idee che porta con sé. Quali idee hanno portato CP e Rockit nel mondo della nuova! musica! italiana! dunque? Come si caratterizza il loro progetto?
Ieri sera ho fatto questa domanda a un riverito esponente della vipperia indie, rockittiano convinto, e mi ha risposto: “il fatto che sia tutta roba italiana”. Che in effetti è proprio vero, ma siamo sicuri che ci sia da andar fieri di questo ground zero culturale?

