Un sistema fondato sulla clandestinità non è fatto per durare a lungo. E se c’è un sistema fondato sulla clandestinità è il sistema musica, che infatti (come è fin troppo noto) non se la passa proprio benissimo. Per certi versi ha perfino anticipato la recessione globale scoppiata nei mesi scorsi: e per certi versi – con la sua alleanza di fatto fra il proibizionismo sempre più immondo e una clandestinità sempre più dilagante – ne costituisce lo spauracchio supremo, il riassunto di tutto ciò che si dovrebbe evitare.
Chris Anderson nel suo libro in uscita a luglio annuncia una nuova era di pasti gratis per tutti, ma per adesso…
Da Manituana di Wu Ming, Einaudi 2007, p.205
La guerra sarebbe stata musica. Il reggimento era la formazione più grande che si potesse comandare a voce. Peter marciava e marciava gonfiando il petto, mentre tamburi e cornamuse accompagnavano le evoluzioni sulla piazza d’armi. Nei primi giorni la fatica era stata improba: sostenere lo stendardo del reggimento richiedeva vigore e dimenticanza di sé. Man mano che i giorni passavano il corpo si abituava e la tempra di giovane uomo dei boschi si rafforzava. Ogni compagnia aveva uno o due tamburi, e una o due cornamuse. Marcia Lenta, Marcia Veloce, Strathpey, Reel: quando più compagnie si univano, i musicisti venivano accorpati per scandire i passi…
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