February 22nd, 2009
Quello concluso ieri è stato il primo festival dell’era pontificia, eppure al pontefice non basta: tramite l’Osservatore Romano, infatti, ci ha fatto sapere che è stata una schifezza. Dopo avere deciso come e quando i cittadini dell’ex Italia possono morire, il Vaticano si premura dunque di spiegare – in attesa di poterlo magari imporre – anche quale musica possono ascoltare.
Il regime è reale, e supera come da proverbio le nostre più pirotecniche fantasie. Il regime è reale perché una parte culturale e politica dell’ex Italia – quella parte che in un giorno ormai lontano chiamammo “sinistra” – è stata cancellata. Chi fu di sinistra, o chi si sente ancora tale, non ha più referenti nel paese di Berlusratzinger. Non è più neanche minoranza. La stampa “di sinistra”, gli intellettuali, i musicisti indie – insomma gli eredi di una cultura che chiamammo egemone – sono allo sbando fra chi corre ad accaparrarsi una fettina di torta fuori tempo massimo (senza peraltro riuscirci) e chi ritiene ormai illusorio pensare di avere qualsivoglia influenza nel paese, lasciandosi andare all’inazione.
Questo ci costringe a parlare di Ratzinger, e della realtà del suo regime. Perché nel regime è il partito unico a fare l’opposizione a se stesso, in assenza di un’opposizione vera e propria. Ecco perché – nonostante il Vaticano sia uno dei due corni dell’apparato – è anche l’unico capace di attaccare frontalmente gli obrobri sanremesi (che del regime sono lo specchio): con una critica peraltro non di superficie ma di sistema, che ha individuato giustamente nella trashizzazione della musica classica – in tutte le sue forme – la prova di un disfacimento culturale. E così, mentre pennivendoli e pecorame 2.0, arcigay ed antigay si azzannavano sulle sfumature di testi creati ad arte per le allodole del battibecco, la scomunica di Ratzinger è piombata come da una lontananza siderale rispetto al teatrino festivaliero. Lasciando tutti di sasso.
Certo, la sua lontananza non è la nostra, essendo tipica piuttosto di chi ha fermato l’orologio al 1491. Ma nel momento in cui il rompete le righe della ex sinistra fa sparire o rende inoffensivi anche i suoi intellettuali, la Santa Sede si propone come unica autorità possibile: non più soltanto spirituale e politica, ma anche intellettuale ed artistica. La tenaglia si stringe sempre di più sopra la ex sinistra: che in tal caso non può prendere le parti del Vaticano, per ovvi motivi, ma non può nemmeno prendere le parti di Sanremo senza coprirsi di ridicolo. Chi è disposto a rompere questo schema prima che ci soffochi con la sua svastica pastorale, è pregato di farsi avanti: sarebbe questa l’unica cosa che serve.