La targhettizzazione razziale del blues0 Comments

By Bdd
Posted on 21 Feb 2009 at 7:15pm

da “Prewar Folk” di Stefano Isidoro Bianchi, Tuttle edizioni, p.18

“Dimenticate [...] il blues e il country per come li avete conosciuti (e amati, e disprezzati) nella seconda metà del ‘900 e preparatevi ad ascoltarli in un formato quasi indistinguibile: fu difatti il sistema mercantile a indirizzare su esatti binari e coordinate suoni che vivevano proprio nella mancanza di binari e coordinate. Sin dalle loro prime stampe difatti tutte le musiche popolari iniziarono a esser falsate rispetto alla maniera in cui le si potevano ascoltare nelle epoche pre-registrazione, e non solo dal punto di vista strettamente tecnico (come già accennato). Fu l’introduzione del marketing dei generi e dei settori che, mutandone profondamente la natura, le destinò al consumo per fasce razziali ed economiche: fu così che nacquero i race records di blues (e jazz) e la hillbilly music, rispettivamente i dischi incisi da neri e destinati a un pubblico di neri e la musica dei contadini bianchi degli Appalachi, similmente rivolta a un consumo parallelo [...]“

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